Economia

Il lavoro per ripartire: rinnovata l’intesa tra carceri, tribunale e imprese

Flavio Archetti
Nuovi percorsi formativi e di reinserimento dei detenuti. Streparava: «Una possibilità di riscatto per chi ha sbagliato»
La firma del protocollo: da sinistra Meroni, Streparava, Lucrezi, Cali, Carminati
La firma del protocollo: da sinistra Meroni, Streparava, Lucrezi, Cali, Carminati
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Il reinserimento sociale di chi è stato in carcere è una questione delicata e non facile. Il lavoro diventa un facilitatore nel raggiungere l’obiettivo. Secondo le statistiche, trovare rapidamente una collocazione significa per gli ex detenuti una riduzione dell’80% delle possibilità di tornare a commettere reati.

Consapevoli dei problemi e della possibilità di creare opportunità facendo rete, sette anni fa gli istituti di pena di Brescia, il Garante dei detenuti e il Tribunale di sorveglianza, hanno avviato una collaborazione con Confindustria Brescia e il sistema di imprese che le fanno riferimento per facilitare il rientro in società di uomini e donne che escono da Canton Mombello o da Verziano.

Istituzioni e industriali hanno rinnovato per la quarta volta il protocollo d’intesa che norma le azioni da intraprendere e stimola l’unione delle forze. Il protocollo, valido fino al 31 maggio 2029, è stato firmato dal presidente di Confindustria Brescia Paolo Streparava, dal suo vice Matteo Meroni, dal presidente del tribunale di Sorveglianza Monica Cali, dalla direttrice degli istituti di pena cittadini Francesca Paola Lucrezi e dalla garante dei detenuti Arianna Carminati.

Gli obiettivi dell’intesa

Il lavoro avrà l’obiettivo di reinserire una decina di persone, compatibilmente con i limiti della pena subita, con il periodo già scontato e con il tipo di reato commesso. In questa fase vengono confermate le novità in tema di lavoro digitale (introdotte nel 2023), che si affiancheranno a proposte consolidate in ambito manifatturiero, come il corso per carrellisti a cui stanno partecipando 30 persone.

Come spiegato da Paolo Streparava, «La volontà di istituzioni e associazioni è facilitare la vita di chi ha sbagliato e vuole riscattarsi, per creare valore sociale e non solo economico. Una società capace di dare nuove possibilità è una società migliore, e in questo si può innescare il valore aggiunto della necessità di personale per le aziende, creando un doppio valore umano ed economico, anche se non tutto è facile come può sembrare perchè a volte sono proprio i colleghi e i pregiudizi a rendere arduo questo lavoro».

Il valore del coinvolgimento imprenditoriale è testimoniato dalla direttrice dei carceri bresciani Francesca Paola Lucrezi, convinta che il lavoro sia «Lo strumento principale per rieducare chi ha sbagliato e vuole tornare a vivere libero autosostentandosi, in linea con quanto dice l’articolo 27 della nostra Costituzione. Da parte loro i detenuti o ex detenuti devono prendersi le loro responsabilità e dimostrare di saper ripagare la fiducia che gli viene accordata».

Concetti

Per la presidente del tribunale di Sorveglianza, Monica Cali, «Le linee chiave del protocollo si basano su tre concetti: rieducazione, sicurezza e sistema. La rieducazione è un vantaggio per i detenuti, la sicurezza è un concetto ambivalente e riguarda sia i detenuti che la società, mentre il fare sistema è l’unica via attraverso cui è davvero possibile creare questa sinergia virtuosa, che avvantaggia tutti e per cui tutti devono mettere il loro impegno».

Con la finalità di sviluppare forme di dialogo tra il carcere ed il mondo del lavoro, infine, i Giovani Imprenditori di Confindustria Brescia porteranno, all’interno delle carceri, riunioni del proprio Comitato Direttivo, che verrà aperto alla popolazione carceraria. Inoltre l’azienda Mega Italia Media, col supporto tecnologico di Personal Data contribuirà allo sviluppo di competenze digitali con percorsi strutturati di apprendimento attraverso corsi e-learning dedicati alle competenze informatiche di base.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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