Dal carcere ai lavori sociali, la scommessa di Gardone Val Trompia

Barbara Fenotti
Il Comune ha firmato due protocolli di giustizia riparativa che nei prossimi mesi metteranno all’opera alcuni detenuti
Il municipio di Gardone Val Trompia - Foto © www.giornaledibrescia.it
Il municipio di Gardone Val Trompia - Foto © www.giornaledibrescia.it
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A Gardone la giustizia non si ferma alla sentenza. L’Amministrazione comunale ha deciso di scommettere su un approccio diverso – più umano e comunitario – firmando due protocolli che aprono le porte alla giustizia riparativa. Detto in altre parole, chi ha commesso un reato potrà restituire qualcosa alla collettività, lavorando gratuitamente per il territorio. Un modo per trasformare l’errore in occasione di crescita.

Partecipazione

«L’Amministrazione comunale crede che tra le proprie finalità rientrino anche azioni volte ad accrescere il senso civico dei cittadini e a promuovere la partecipazione attiva alla realizzazione dei principi costituzionali» spiega l’assessore al Patrimonio e Lavori pubblici Fabio Mutti, promotore dell’iniziativa. Il riferimento è all’articolo 27 della Costituzione, quello che ricorda come «le pene devono tendere alla rieducazione del condannato».

Con una delibera approvata il 6 ottobre, il Comune ha siglato due intese: una con l’Ufficio distrettuale di Esecuzione penale esterna diretto da Benedetta Venezia e l’altra con gli Istituti penali di Brescia guidati da Francesca Lucrezi. L’obiettivo è creare percorsi di utilità sociale grazie ai quali chi sta scontando una pena possa contribuire concretamente al benessere della comunità.

Non castigo, ma riparazione e prevenzione

«Permettere a chi ha commesso un reato di restituire qualcosa alla collettività significa anche sanare, almeno in parte, il vulnus inferto all’ordine sociale – sottolinea Mutti –. In quest’ottica la pena smette di essere solo un castigo: diventa un’occasione per il reo di rimediare e per la società di riaffermare un’alleanza fondata sui valori costituzionali». Un concetto che affonda le radici nella giustizia riparativa, dove l’obiettivo non è solo punire, ma ricucire.

«Non si tratta di cancellare il passato ma di trasformarlo in un punto di partenza» aggiunge l’assessore, che sottolinea anche come «le esperienze di risocializzazione in contesti accoglienti dimostrano che chi partecipa a questi programmi raramente torna a delinquere».

Un tassello decisivo del progetto è rappresentato dall’associazione Carcere e Territorio presieduta dal professor Carlo Alberto Romano, che metterà in campo la propria esperienza per coordinare le attività e sostenere i soggetti coinvolti. Nei prossimi mesi arriveranno a Gardone i primi lavoratori segnalati dai servizi penitenziari. «Siamo certi che la nostra comunità saprà accoglierli con lo spirito giusto» conclude l’assessore.

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