Economia

Grandine in vigna? «Bisogna aiutare la pianta a proteggersi da sola»

Francesca Moretti, vicepresidente di Holding Terra Moretti ed enologa Bellavista, dopo le raffiche che hanno colpito 50 ettari di vigneti: «Al momento impossibile contare i danni»
Roberto Ragazzi

Roberto Ragazzi

Giornalista

Francesca Moretti, con il fondatore Vittorio
Francesca Moretti, con il fondatore Vittorio

La grandine è arrivata all’improvviso, «violenta e asciutta», con chicchi grossi che per venti minuti hanno colpito il cuore dei vigneti di Bellavista. Cinquanta ettari danneggiati nella stagione più delicata, quando i fragili grappoli sono già esposti. «Ora dobbiamo aspettare e capire come reagirà la pianta», racconta Francesca Moretti, vicepresidente di Holding Terra Moretti ed enologa di Bellavista.

«Fare un bilancio dei danni al momento non è possibile, vedremo nei prossimi giorni se i tralci anneriranno oppure no. La vigna ha bisogno di tempo. Noi possiamo soltanto accompagnarla con trattamenti di copertura e con un grande lavoro agronomico».

Per Moretti, mamma di due bambini e figura centrale di uno dei maggiori gruppi vitivinicoli italiani, la risposta non può essere soltanto tecnica. «Non credo alle reti antigrandine, almeno non per vigneti di qualità come i nostri e certamente non su estensioni di 200 ettari. Cambierebbero il microclima e il modo in cui la pianta vive la luce». La strada scelta da Bellavista è un’altra: rafforzare la resilienza naturale della vite.

Come fare prevenzione 

L’azienda lavora sul «foliage», ovvero aumentare la superficie fogliare per proteggere naturalmente i grappoli. «Una parete verde più importante riesce a fare da scudo sia contro il sole estivo sia contro la grandine. La foglia prende il colpo prima del grappolo».

Francesca Moretti, enologa Bellavista
Francesca Moretti, enologa Bellavista

È una filosofia che parte dal terreno: «Radici profonde, sottofila lavorato con attenzione, pacciamatura naturale» per trattenere l’umidità e limitare la traspirazione dei suoli. «Bisogna mettere la pianta nelle condizioni di difendersi da sola. Una vigna resiliente affronta meglio gli eventi estremi».

I santi del ghiaccio nell’area dello Champagne

Nel mondo del vino la memoria climatica è lunga. Moretti cita una tradizione francese molto nota nell’area dello Champagne: i «Saints de Glace», i santi del ghiaccio, le cinque giornate tra l’11 e il 15 maggio, considerate storicamente a rischio di gelate e grandinate tardive. «Fa riflettere. Non penso che la natura si stia ribellando. Sono eventi che l’agricoltura ha sempre conosciuto. Ma oggi accadono in modo più eclatante e frequente».

Il triangolo tra Milano, Bergamo e Brescia è diventato negli ultimi anni una delle aree più esposte ai fenomeni estremi. «Ricordo una grandinata simile quando ero bambina, ma sono passati quarant’anni – racconta Francesca Moretti –. Questa volta è stata devastante».

Eppure, nel racconto di Moretti non c’è rassegnazione. Bellavista e Contadi Castaldi, marchi simbolo della Franciacorta creati mezzo secolo fa dalla famiglia Moretti, hanno costruito negli anni una viticoltura sempre più orientata alla sostenibilità ambientale e sociale. Viticoltura di precisione, riduzione degli sprechi idrici, attenzione al suolo, equilibrio vegetativo.

«Alleviamo le viti come si cresce qualcosa di vivo: le nutriamo, le accompagniamo, le rendiamo più forti». Poi sorride pensando alla saggezza dei viticoltori francesi: «In Champagne, per i Saints de Glace, dicono che il rimedio sia pregare. A volte anche noi possiamo fare solo questo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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