È un’eccessiva e ormai strutturale dipendenza dal gas per la produzione di energia che all’Italia costa il primato dei prezzi all’ingrosso di elettricità più alti nell’Ue. Lo certifica la Commissione europea pubblicando l’ormai consueto rapporto sullo stato di attuazione del piano «RepowerEu» per affrancare una volta per tutte l’Europa dall’energia russa.
I numeri
Lo scorso anno i prezzi nel Paese hanno toccato i 116 euro per MWh contro una media europea di 85. Per il report Ue, si tratta dei «più alti» in un’Europa che di fatto, allora, ancora «libera» dalle conseguenze energetiche della guerra in Iran. Conseguenze ancora tutte da valutare: il gruppo di coordinamento sul petrolio ha ribadito che, se il blocco di Hormuz perdura, sono possibili «carenze regionali di jet fuel» in Europa.
Il ruolo del gas
Il primato negativo italiano emerso nel report Ue, spiega Palazzo Berlaymont, si lega invece principalmente alla forte dipendenza dal gas naturale nella produzione elettrica: per tutto il 2025 i combustibili fossili hanno rappresentato il 52,3% della generazione, mantenendo un ruolo che Bruxelles definisce ormai «dominante» nella formazione del prezzo marginale. E contribuendo così anche a mantenere elevati i costi.
Il report licenziato dall’Ue per i quattro anni di “RepowerEu” è l’occasione per le opposizioni di scagliarsi contro l’operato del governo Meloni che a Bruxelles continua a chiedere interventi sui prezzi dell’energia per far fronte alla crisi. «Dipendiamo ancora troppo dagli altri perché questo governo ha prodotto solo propaganda», accusa il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, evocando la necessità di una «politica energetica seria e non ideologica».
I costi all’ingrosso, ricorda Bruxelles, rappresentano il «61% del prezzo dell’elettricità industriale», mentre i costi di rete, i costi del carbonio e le tasse rappresentano rispettivamente «il 10%, l’11% e il 18%» delle bollette elettriche.
I progressi nella riduzione del gas russo
Sul fronte della diversificazione energetica, però, Bruxelles riconosce progressi significativi di Roma per affrancarsi dal gas russo. Nel 2025 le importazioni da Mosca erano meno del 3% del fabbisogno nazionale, pari a circa 1,5 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto e a volumi di gas da gasdotto definiti "trascurabili". Nell’Europa a Ventisette, la quota di gas russo sulle importazioni complessive si conferma al 12% nel 2025, dal 45% registrato prima dell’invasione dell’Ucraina. Bruxelles assicura che i restanti «35 miliardi di metri cubi di gas» ancora importati dalla Russia su base annuale scompariranno dal mercato europeo «in meno di due anni».



