Tutto cambia, ma - nel nostro piccolo immaginario - la solida presenza della banca di paese era, per così dire, una sicurezza, una copertina linusiana che confermava che sì, tutto cambia, ma la banca stava lì. Poi è arrivato il Covid, prima ancora la tecnologia che distruggeva modalità e lavoro, prima ancora avevamo visto la gran corsa agli sportelli. Uno spettacolo. Ci sono stati anni dove si compravano sportelli all'ingrosso, mica due-tre alla volta: trenta-cinquanta-ottanta pronti a pagarli, come accaduto, anche a Brescia, due-tremilioni l'uno per ritrovarsi con un niente qualche anno dopo con l'arrivo delle nuove tecnologie eccetera. Prima ancora (anni Ottanta-Novanta) un po' tutte le banche avevano preso ad andare fuori: il territorio originario non bastava più, c'erano necessità di diversificare clienti e filiere produttive per - si diceva, e forse era vero - equilibrare i rischi.
Adesso, da qualche anno in verità, cambia la storia. Meno sportelli, anzi meglio se nessun sportello: leggerezza, flessibilità, home banking come minimo sindacale e buonanotte a chi non ci sta. Riflessioni dopo che nei giorni scorsi sono stati resi noti i dati della dislocazione degli sportelli bancari in Italia. In meno di dieci anni sono spariti 12mila sportelli, pare che in 3mila Comuni (sugli 8mila e rotti) non ci sia una filiale: o non c'è mai stata o è stata chiusa.



