Da Brusaporto a Capriolo, si fa largo il vertical farming

Tre stelle, dico: tre stelle. Michelin, ovviamente. E così il Da Vittorio di Brusaporto degli chef Cerea ha la sua vertical farming.
Siamo all'inglese ma non ci si può scappare: leggetela come orto-serra in verticale. Un cubo scintillante e integrato col paesaggio dove si coltivano ortaggi ed erbe aromatiche, diciamo un 15 quintali l'anno, senza un grammo di terra: solo acqua (poca, pochissima, il 95% in meno di quanto usata in coltivazione normale), umidità e temperature controllate, sostanze nutritive inserite quanto basta, niente bisciolini o insetti infestanti grazie ai filtri. Piante belle, sane, pulite. Immagino anche buone, ma se volete il riscontro fate un salto a Brusaporto, a pochi chilometri da Bergamo, mettete nel conto una bella botta ma la soddisfazione è praticamente assicurata.
Pare essere il futuro - uno dei futuri possibili - per l'agricoltura: il vertical farming, per l'appunto. La municipalità di Copenaghen sta incoraggiando questa tecnologia e lassù pensano con cinque mega-strutture (una è già pronta) di riuscire a coprire gran parte del fabbisogno di verdura (e in parte anche frutta) della capitale danese. È una delle nuove frontiere, con molti vantaggi (praticamente niente acqua, si quadruplica la produzione, prodotti sani) e qualche, ad oggi, svantaggio: la vertical farming mangia energia che è una disperazione visto che deve alimentare la luce, il sistema della movimentazione (per gran parte robotizzata) e la temperatura. Quindi servono strutture a loro volta in grado di fornirla l'energia: dal sole in primis ma anche, ad esempio, da centraline messe su un fiume.
È il caso del Future Farming District che a Capriolo, lungo l'Oglio, là dove un tempo c'era uno stabilimento N&K (tessile), la società Zero di Pordenone sta realizzando una importante vertical farming in grado, si pensa, di produrre 1300 tonnellate l'anno (avete letto bene: 13mila quintali) di insalate e dintorni. Investimento stimato: 100 milioni.
A Brusaporto, invece, si è mossa la milanese Planet Farms. Non tragga in inganno la relativamente piccola iniziativa del Da Vittorio. Planet Farms è il maggior operatore nazionale del settore. A Cavenago già produce 15 quintali di insalate al giorno ed entro fine 2023, a Lomazzo (fronte Milano-Como) verrà pronto un secondo stabilimento da 30 quintali al giorno. E altri progetti stanno maturando quale un mega stabilimento in centro Europa.
È come si diceva: il vertical farming cresce. Per Chiara Corbi, direttrice dell'Osservatorio Smart AgriFood di Politecnico di Milano e UniBs, le crescite sono esponenziali. Il mercato oggi è sui 2 miliardi, ma sfiorerà i 6 a fine 2023 e toccherà i 12 nel 2026.
Nuovi modi di coltivare basilico in attesa di vedere se e quando potremo assaggiare un petto di pollo fatto con il micelio di un fungo. Ne riparleremo. Per ora non rovinatevi l'appetito.
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