Economia

Da Brusaporto a Capriolo, si fa largo il vertical farming

L'orto verticale sta generando un mercato di 2 miliardi e diversi, dagli chef stellati Cerea a Copenaghen, ci stanno investendo
Una serra verticale in Germania - Foto Markus Spiskes per Unsplash
Una serra verticale in Germania - Foto Markus Spiskes per Unsplash

Tre stelle, dico: tre stelle. Michelin, ovviamente. E così il Da Vittorio di Brusaporto degli chef Cerea ha la sua vertical farming.

Siamo all'inglese ma non ci si può scappare: leggetela come orto-serra in verticale. Un cubo scintillante e integrato col paesaggio dove si coltivano ortaggi ed erbe aromatiche, diciamo un 15 quintali l'anno, senza un grammo di terra: solo acqua (poca, pochissima, il 95% in meno di quanto usata in coltivazione normale), umidità e temperature controllate, sostanze nutritive inserite quanto basta, niente bisciolini o insetti infestanti grazie ai filtri. Piante belle, sane, pulite. Immagino anche buone, ma se volete il riscontro fate un salto a Brusaporto, a pochi chilometri da Bergamo, mettete nel conto una bella botta ma la soddisfazione è praticamente assicurata. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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