Economia

Nell’ultimo anno 243 imprese sono giunte al capolinea: +27,8% sul 2023

Anche a Brescia crescono le liquidazioni giudiziali, ma rimangono sotto la media calcolata dal 2007
Il tribunale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
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Crescono anche a Brescia, così come nel resto d’Italia, le liquidazioni giudiziali. Una tendenza che si era registrata già nel primo trimestre del 2024, che ha poi trovato conferma in estate e che è andata addirittura in accelerazione nella parte finale dell’anno.

Dal luglio 2022, il nuovo «Codice della crisi» ha sostituito la procedura di fallimento con quella della liquidazione giudiziale: entrambe sono comunque applicabili a soli imprenditori commerciali in presenza appunto del presupposto dell’insolvenza. In buona sostanza sono due procedure molto simili, finalizzate a liquidare il patrimonio dell’imprenditore in crisi, ripartendo il ricavato in favore dei creditori: ciò ci consente di poter fare un’analisi più approfondita degli ultimi dati raccolti in tribunale sulle liquidazioni giudiziali, senza lanciare (per il momento) inutili allarmi.

Il punto

A fine 2024, la IV sezione del palagiustizia cittadino ha pubblicato 243 decreti di liquidazione giudiziale, il 27,8% in più rispetto ai 190 medesimi atti dell’anno precedente. Un tasso di crescita che per certi versi riflette le difficoltà dell’attuale fase congiunturale, ma che paradossalmente avvalora la capacità resilienza acquisita dalle aziende bresciane nel tempo. Tant’è vero che il recente studio realizzato (e pubblicato due giorni fa) da Confindustria Brescia e OpTer (Osservatorio per il territorio) dell’Università Cattolica sugli ultimi bilanci di 2.620 società di capitale del nostro territorio (oltre 42 miliardi di fatturato aggregato e 101mila dipendenti), mette in risalto un significativo aumento della solidità patrimoniale e finanziaria delle nostre aziende e, nel complesso, una tenuta dei margini industriali intorno all’11%.

Da inizio anni Duemila, il tessuto produttivo bresciano è stato sottoposto a diversi «stress test»: senza alcun dubbio tra le prove più ardue vi è quella affrontata nella seconda parte del 2008 in seguito alla crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti poi inasprita dalla crisi dei debiti sovrani nel 2010. Allora, per salvare le banche responsabili della più grave fase di instabilità della storia, i governi occidentali sono costretti a intervenire massicciamente (con ricapitalizzazioni degli istituti di credito e generose garanzie sui loro debiti) e a espandere la spesa pubblica per sostenere l’attività produttiva che si era improvvisamente bloccata. Anche Brescia ne ha pagato il conto: dal 2009 al 2016 sono entrate nel drammatico vortice dei fallimenti 2.615 imprese. Il picco si è avuto nel 2014, con 392 società della nostra provincia giunte al capolinea (più di una al giorno, festivi compresi). Dalla prospettiva dell’ex Tribunale fallimentare la situazione si è stabilizzata nel 2017, migliorando ulteriormente con il passare degli anni e senza registrare alcuna ripercussione con lo scoppio della pandemia da Covid-19.

Oggi le banche italiane godono di ottima salute, il nostro Paese vive ancora sotto la spada di Damocle del debito pubblico e il contesto economico mondiale è radicalmente cambiato rispetto a quindici anni fa. Peraltro dall’orizzonte si avvicinano a gran velocità nubi pericolose. Eppure, l’aggiornata panoramica dei fallimenti decretati dal Tribunale di Brescia dal 2007 a fine 2024 sconsiglia plenostici attacchi d’ansia. Se tracciassimo un’immaginaria «soglia d’allarme», corrispondente alla media (257) dei fallimenti finanziari registrati in provincia negli ultimi diciotto anni, verificheremmo senza troppe difficoltà che nonostante il notevole balzo del 27,8% compiuto nel 2024, Brescia risulta ancora sotto questo «punto limite».

Per di più, passando in rassegna i nomi delle società finite nel 2024 nel «registro nero» del palagiustizia risulta che non vi rientrano aziende di grandi dimensioni, bensì vi sono realtà molto piccole, spesso piccolissime. Al contrario, dal 2010 al 2014 finirono in fallimento importanti gruppi bresciani, sia in termini di volumi produttivi sia dal punto di vista occupazionale: ciò scatenò una sorta di effetto domino, che per conseguenza trovò sfogo sulle nostre Pmi. Ora, insomma, le circostanze sono molto diverse.

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