Costi dell’energia e dazi americani preoccupano l’economia bresciana

La preoccupazione per l’arrivo dei dazi minacciati dal presidente americano Trump va in parallelo con il rischio che la crisi cinese porti a una riduzione delle esportazioni verso il gigante asiatico. A preoccupare imprese e industria bresciana però continua a esserci anche, e forse soprattutto, il costo dell’energia, cresciuto rispetto alle previsioni di marzo e luglio, e ancora una volta ben al di sopra dei valori del 2019 (+127%).
Come spiegato ieri durante la quarantacinquesima edizione di Scenari e tendenze - l’incontro trimestrale di analisi macroeconomica e di interpretazione dei mercati organizzato da Confindustria Brescia in collaborazione con la Camera di commercio - il bollettone (gas più energia elettrica) che sta gravando sulle spalle del sistema industriale bresciano è stato stimato sul 2024 a quota 1 miliardo e 328 milioni di euro, in discesa del 5% rispetto al miliardo e 399 milioni sborsati nel 2023 ma sempre molto superiore ai 586 milioni del 2019, l’ultimo anno pre Covid.
Come precisato da Davide Fedreghini del Centro studi confindustriale cittadino, «Il costo complessivo dell’energia era atteso meno pesante, stimato a marzo al di sotto del miliardo di euro, per la precisione a 946 milioni, mentre a luglio si era saliti a 1 miliardo e 80 milioni, comunque 248 milioni in meno di quanto risultato in questi giorni analizzando i dati di Terna, Gme, Trading Economics e Mite».
L’analisi
«Questa volta - come precisato dal professor Achille Fornasini dell’Università di Brescia, introdotto dal presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, Francesco Veneziani - a spingere verso l’alto nelle ultime settimane le quotazioni sono stati la domanda di gas in aumento per il calo termico, l’avvio dei prelievi da stoccaggio e il calo della produzione eolica, mentre l’elettricità si è mantenuta in linea con i prezzi dell’anno scorso».
Nel loro excursus tra le dinamiche internazionali, i professori Fornasini e Andrea Beretta Zanoni (dell’Università di Verona) hanno messo l’accento sulla «questione Trump», evidenziando che «Il rialzo corrente della moneta americana sta già migliorando la competitività dei nostri prodotti sul mercato Usa, ma che i dazi promessi dal neoeletto presidente americano rischiano di compromettere parzialmente l’export europeo verso gli Usa. I dazi alla Cina invece dirotteranno parte dell’enorme surplus del Dragone sugli altri mercati, compresa l’Europa, con pesanti effetti sui prezzi di semilavorati e prodotti finiti. La consistenza dei dazi dovrebbe essere tra 10 e 20% per l’Ue e del 60% per la Cina, dal secondo semestre 2026. L’effetto potrebbe essere un nuovo aumento dell’inflazione e dei tassi d’interesse, a partire dagli Stati Uniti ma poi a cascata anche in Europa».
Cenni sull’andamento dei settori economici bresciani sono arrivati dal presidente della Camera di commercio Roberto Saccone, che ha parlato di «Momento difficile per il manifatturiero, in particolare per meccanica e siderurgia, crescita continua per il turismo e annata altalenante per agricoltura e allevamenti. Partenza a rilento per il Piano 5.0, visto che dei 6,2 miliardi messi a disposizione dalla Legge di bilancio al momento le prenotazioni non hanno raggiunto i 200 milioni».
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