Perché la gente vende l’oro? «Botox, viaggi e bagni da ristrutturare»
Prima era per avere un po’ di liquidità in tempi di ristrettezza. Oggi è per la paura dei furti, per pagarsi un viaggio, per i ritocchini estetici o per le piccole ristrutturazioni. Ecco perché si vende l’oro. Non perché ce ne sia reale bisogno. In questi giorni i negozi «compro oro» (e le gioiellerie che offrono il servizio di banco metalli) sono più pieni del solito: il valore dell’oro ha raggiunto il suo apice storico e la tentazione di vendere le catenine e gli anelli rimasti in fondo alla cassaforte è molto alta.
Anche gli esperti confermano: pare essere il periodo giusto per venderlo, anche se i discorsi economici non possono naturalmente essere ridotti a questo. La situazione è sfaccettata e i risvolti non sono così semplici come sembrano. Ma è così: sono sempre di più le persone che dicono addio al proprio oro, e l’identikit di chi vende è cambiato rispetto al passato.
Chi vende l’oro usato oggi
A confermarlo è Maurizio Caprioli, titolare del negozio «compro oro» Joelle in corso Mameli. Si trova proprio nel cuore del centro cittadino: anche grazie alla sua posizione ha potuto fotografare, nel corso di trent’anni di attività, la tipologia di persone che decidono di vendere le proprie gioie. «Nel corso degli anni passati ho avuto la fortuna di trattare molto con i cittadini extracomunitari che si trasferivano qui. Persone che avevano un rapporto con l’oro molto più diretto e concreto di quello che vediamo oggi», racconta Caprioli. «In molti Paesi africani l’oro è sempre stato un bene primario. Chi viveva in situazioni di povertà non investiva in titoli di Stato, ma in oro. Oro da rivendere in caso di bisogno. Quando sono arrivate in Italia, molte persone straniere non sapevano se si sarebbero fermate. Dunque non compravano case o auto, ma oro, che una volta indossato per loro diventa anche uno status symbol».
Oggi lo scenario è quasi ribaltato. «In Italia il problema è che tante persone hanno disponibilità di soldi, ma non li spendono per prudenza. Il clima è cambiato. C’è più incertezza, più timore. E questo incide molto sulle scelte». Ecco perché chi entra in negozio è cambiato. «La fascia è medio-alta. Non vendono per necessità, ma per evitare di tenere l’oro in casa, per paura dei furti. Molte persone mi mostrano conti correnti con cifre importanti. Vendono semplicemente per liberarsi di oggetti che non usano più». Le motivazioni più ricorrenti? Viaggi, piccole ristrutturazioni, spese per la medicina estetica. «Una signora aveva un servizio di argenteria: non sapeva se regalarlo a degli sposi o venderlo. Ha pensato: chi apprezzerebbe – oggi – la posateria preziosa? Ha quindi venduto preferendo la più classica busta».
Di cosa ci sbarazza
I set d’argenteria vengono portati sempre più spesso in questi negozi. Così come catenine, anelli demodé, collier e braccialetti. E sempre più spesso arrivano quei gioielli che non trovano più posto nella vita quotidiana. «L’oro non è più così diffuso. Un tempo lo si regalava per battesimo, comunione, cresima… Oggi no». E poi ci sono gli articoli come le spille, diventati «praticamente invendibili», dice Caprioli. «Non si portano più. E le persone che li acquistavano sono invecchiate: escono meno o vivono in casa di riposo, quindi non sentono la necessità di portare certi gioielli».
Ma a cambiare è anche il significato simbolico. «L’oro non è più un bene d’immagine. Resta un bene rifugio. Qualcosa che si tiene finché ha senso, ma oggi si trasforma in liquidità più facilmente». L’attaccamento sentimentale, insomma, è un ricordo lontano.
Come viene valutato l’oro
Dietro il banco metalli, la procedura è rigorosa e sempre uguale. «Quando un cliente porta oreficeria da controllare, l’oro viene pesato. Prima si verifica che sia effettivamente oro 750 millesimi», spiega Caprioli. Il controllo avviene con la pietra di paragone. «È una lastra in lavagna. Si lascia un piccolo segno dell’oggetto e si applica una soluzione di acido. In base alla reazione, l’oro resta, gli altri metalli si cancellano. Esistono soluzioni diverse per il 750, il 585, il 500. La prova viene fatta in un punto minimo, senza rovinare l’oggetto».
Solo dopo si passa alla valutazione economica. «Mostriamo sempre la quotazione spot in tempo reale, che si aggiorna di continuo. Il cliente vede quanto vale l’oro puro. Oggi l’oro 999,9 si aggira attorno ai 122,8 euro al grammo». Un incremento dovuto a numerosi e complicati fattori, dall’inflazione alle complicazioni geopolitiche, dai dazi di Trump all’oro detenuto dalle banche centrali degli Stati. «Il prezzo sale per una legge di domanda e offerta», spiega Caprioli. «Uno dei fattori è la fragilità del sistema monetario internazionale. Gli Stati Uniti hanno circa 30 trilioni di dollari di debito. Ma il dollaro è forte ed è anche una moneta su cui poggia una parte enorme degli asset mondiali. E dopo il blocco degli asset russi, molti Paesi si sono chiesti se sia più sicuro detenere valuta o oro». Da qui un processo che diversi analisti definiscono de-dollarizzazione. «Molti Stati stanno diversificando. Stanno riducendo il peso del dollaro nelle riserve e aumentando quello dell’oro, e anche l’asse dei Paesi Brics si muove in questa direzione. Si parla da tempo di una maggiore integrazione economica e di una moneta comune, che dovrebbe essere sostenuta in parte da riserve auree».
Tornando al valore dell’oro usato venduto dai privati: il prezzo finale non è una semplice moltiplicazione. «Essendo oro 750, bisogna applicare una riduzione. In realtà il calo è un po’ più alto perché ci sono costi tecnici: fusione, affinazione, saggio. Per fare il saggio si usa circa un grammo di oro. Inoltre, durante la fusione di un chilo di oro si perdono normalmente tra tre e sei grammi per molle, impurità e residui nel crogiolo. Per questo non è corretto pensare che basti moltiplicare 0,75 per la quotazione dell’oro puro».
La legge non impone un prezzo fisso di acquisto. «Con una quotazione di 122,8 euro, noi paghiamo tra 80 e 85 euro al grammo, in base alla quantità. Dieci grammi e duecento grammi non sono la stessa cosa. Ci sono poi tutti gli obblighi di legge: registrazione sul registro della Questura, identificazione della cliente, verifica che non sia un commerciante abituale di oro...». Dopodiché, che ne fanno? «Molte volte – ma non sempre – li teniamo noi in negozio, per rivenderli direttamente». Anche se oggi i gioielli – come detto – non sono così appetibili. «Meglio gli orologi».
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