Economia

Come funzionano i compro oro? Cosa sapere prima di vendere i gioielli

Con il prezzo dei metalli preziosi alle stelle, sembra che sia il momento ideale per guadagnare da anelli, catenine e oggetti di valore che si hanno in casa: cosa sapere prima di farlo
Una professionista che pesa dell'oro - immagine creata con Perplexity
Una professionista che pesa dell'oro - immagine creata con Perplexity
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Catenine, anelli, ganci spezzati, maglie rotte, orologi vetusti, vecchi gioielli che portano con sé ricordi troppo pesanti o, più semplicemente, monili che non piacciono o che si vogliono vendere per guadagnarci qualcosa: dove portarli? Alcune gioiellerie ritirano l’oro usato, ma il primo luogo a cui si pensa sono i cosiddetti «compro oro», negozi che svolgono in maniera specifica l’attività di acquisto dell'oro e dell’argento (ma non solo) usati.

Come funzionano i «compro oro»

Le attività di compro oro sono regolate da una disciplina pensata per rendere trasparenti le transazioni di oro e altri metalli preziosi usati, un settore che per anni è stato considerato ad alto rischio dal punto di vista del riciclaggio.​ Nell’immaginario collettivo il negozio di compro oro è il posto dove si portano vecchi gioielli, orologi o piccoli lingotti per trasformarli rapidamente in liquidità. In realtà, dal punto di vista giuridico, si tratta di operatori che esercitano in modo professionale l’attività di acquisto e permuta, a fini di lucro, di oggetti preziosi usati: non solo oro, ma anche argento, platino e altri metalli preziosi incorporati in gioielli, rottami, articoli di oreficeria e orologi.​

Un'orefice nella sua bottega, Peter Christus, 1448
Un'orefice nella sua bottega, Peter Christus, 1448

A regolamentare la loro attività è una normativa stringente e precisa, che ha un duplice obiettivo: da un lato permettere a famiglie e cittadini di vendere legalmente i propri beni preziosi, dall’altro impedire che questa filiera diventi un canale privilegiato per «ripulire» proventi di reato o smaltire oggetti di provenienza illecita.​

Il punto di svolta è arrivato con il decreto legislativo 25 maggio 2017 n. 92, che ha introdotto una disciplina organica sull’esercizio dell’attività di compro oro. Il testo definisce con precisione chi può operare nel settore, quali adempimenti deve rispettare e quali controlli sono previsti, inserendo questo comparto a pieno titolo dentro il perimetro della normativa antiriciclaggio.​ Elemento centrale del sistema è il Registro degli operatori compro oro, tenuto a livello nazionale dall’Organismo agenti e mediatori: solo chi è iscritto può esercitare legalmente l’attività. L’esercizio abusivo è sanzionato penalmente, con la previsione della reclusione e di una sanzione pecuniaria per chi svolge l’attività senza iscrizione.​

Come avviene la compravendita

Per il cliente l’operazione appare semplice: entra in negozio, fa valutare l’oggetto, accetta il prezzo e riceve il pagamento. Dietro le quinte, però, l’operatore è tenuto a una serie di passaggi formali. Prima di tutto deve identificare il cliente, raccogliendo e registrando i dati anagrafici e gli estremi di un documento di identità valido, in linea con le regole generali del decreto antiriciclaggio.​

Ogni transazione deve essere formalizzata in una scheda o registro: vi compaiono i dati del venditore, una descrizione dell’oggetto (natura, quantità, titoli dei metalli, eventuali segni distintivi), il valore riconosciuto e il riferimento alla quotazione dei metalli preziosi utilizzata per la valutazione. Queste informazioni devono essere conservate per un periodo definito dalla legge, proprio per consentire eventuali verifiche a distanza di tempo.​

Uno dei passaggi più rilevanti per il pubblico riguarda il pagamento. Oltre una certa soglia, oggi fissata a 500 euro, non è possibile regolare l’operazione in contanti: il denaro deve viaggiare attraverso strumenti tracciabili, come bonifici o assegni, così da lasciare una scia chiara dei flussi finanziari.​

La legge prevede anche che l’operatore utilizzi un conto corrente dedicato esclusivamente all’attività di compro oro, separato dagli altri conti aziendali o personali. Questo accorgimento permette agli organi di controllo di seguire con maggiore chiarezza i movimenti collegati al settore, riducendo le zone d’ombra nei passaggi di denaro legati alla compra-vendita di oggetti preziosi usati.​

Il ruolo della Banca d’Italia e della Uif

Accanto al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che definisce e aggiorna il quadro normativo, un ruolo importante è svolto dalla Banca d’Italia tramite l’Unità di informazione finanziaria. I compro oro, infatti, rientrano tra i soggetti obbligati alla collaborazione attiva nella prevenzione del riciclaggio e devono segnalare alla Uif le operazioni che presentano profili sospetti, sulla base di indicatori e schemi di anomalia.​

Per alcune operazioni in oro di importo elevato – in particolare quelle pari o superiori a 10.000 euro e i trasferimenti da e verso l’estero – è previsto un obbligo specifico di dichiarazione alla Uif, in attuazione delle norme che disciplinano il mercato dell’oro da investimento e industriale. Questo intreccio di controlli, registrazioni e segnalazioni fa sì che il canale dei compro oro, pur restando uno strumento rapido di liquidità per i cittadini, sia oggi molto più tracciato e monitorato di quanto non fosse solo pochi anni fa.

Cosa verificare quando si decide di vendere il proprio oro

Quando si decide di vendere oro è importante, prima di tutto, verificare che il negozio sia regolarmente iscritto all’apposito registro degli operatori compro oro (l’indicazione deve essere esposta o facilmente reperibile, e in caso di dubbio si può controllare sul sito dell’Organismo Agenti e Mediatori o tramite le informazioni disponibili presso Mef/Banca d’Italia). Occorre poi fare attenzione alle modalità di identificazione: l’esercente deve chiedere il documento di identità e far firmare una scheda con i dati personali e la descrizione degli oggetti, non limitarsi a pagare in contanti. È bene inoltre verificare come viene effettuata la valutazione (peso, titolo, riferimento a una quotazione aggiornata) e come avviene il pagamento: sopra la soglia prevista (500 euro) deve essere utilizzato un mezzo tracciabile, non il contante, e il cliente deve ricevere una ricevuta o documento che riepiloghi l’operazione.

Dell'oro
Dell'oro

Per capire se il prezzo offerto per l’oro è ragionevole, una persona dovrebbe innanzitutto confrontare la valutazione proposta con la quotazione ufficiale dell’oro puro (24 carati) aggiornata in giornata o, meglio, nell’arco delle ultime ore: più grande è lo scostamento, più è opportuno fare qualche domanda in più. È importante verificare a quanti carati è l’oggetto (14, 18, 22…) e come il negoziante traduce questo dato nel prezzo al grammo: un 18 carati, ad esempio, vale meno del 24 carati a parità di peso, e un prezzo troppo alto rispetto al mercato può essere solo uno specchietto se poi il peso o il titolo non vengono misurati correttamente. Un altro indicatore è la trasparenza: un operatore serio mostra peso, titolo, quotazione di riferimento e margine che trattiene per sé, mentre chi evita di dare numeri chiari o spinge per chiudere in fretta l’affare rende più probabile che il prezzo finale non sia davvero allineato al valore reale dell’oro.

Come capire quanto vale il proprio oro

Per capire meglio questo valore dell’oro basta seguire tre passaggi semplici: peso, carati e quotazione del giorno. Il primo passaggio prevede di pesare l’oggetto con una bilancia precisa (togliendo pietre o parti non d’oro), cercando poi il timbro inciso. «750» significa 18 carati su 24, «585» è 14 carati, eccetera. Infine, va controllata la quotazione dell’oro puro al grammo, che viene fissata due volte al giorno dal London Bullion Market (Lbma) in dollari per oncia e convertita in euro.​

Moltiplicando peso per percentuale di purezza (18 carati=75%, quindi 18/24) per il prezzo puro: se l’oro 24 carati vale 60 euro al grammo e si hanno 10 grammi di oro 18 carati, l’operazione sarà 10x0,75x60=450 euro circa. Al compro oro il prezzo finale sarà più basso per il loro margine (spread del 10-30%), quindi l’ideale è confrontare più negozi e chiedere sempre di vedere i calcoli.

Un portagioie
Un portagioie

Ma prima di tutto questo: da cosa si capisce se l’oro che si ha in casa è effettivamente oro o se è un metallo meno prezioso? Si parte sempre dal timbro o punzone: su gioielli autentici c’è un marchio inciso (come accennato, «750» per 18 carati, «585» per 14 carati, o il simbolo del produttore), visibile con una lente d’ingrandimento; se manca o è consumato, servirà effettuare altri test. A casa si può tentare quello della ceramica: strofinando l’oggetto su un piatto non smaltato, se questo lascia una striscia dorata è oro vero, se nera è falso. Oppure il test del magnete: l’oro puro non si attacca a una calamita forte (ma in questo caso il test funziona solo se non ci sono metalli ferrosi mescolati). Il metodo più sicuro resta tuttavia quello professionale: i negozi compro oro o le gioiellerie possono verificare l’autenticità dei gioielli con acido nitrico o con lo spettrometro Xrf, che analizza la composizione senza rovinare i preziosi.

Volatilità e spread

Altri fattori valutare per arrivare preparati – e per decidere se vendere o meno i propri valori – sono volatilità e spread. Anche questi vanno controllati prima di recarsi in negozio.

La volatilità misura quanto e quanto velocemente oscillano i prezzi nel tempo: una volatilità elevata indica movimenti ampi e frequenti, quindi un rischio maggiore di vedere il valore del contratto salire o scendere in modo brusco anche in pochi giorni o ore. Per chi investe, questo significa che i futures (contratti finanziari «derivati» in cui due parti si impegnano oggi a comprare o vendere, a una data futura prestabilita, un certo bene – ad esempio oro, petrolio, indici azionari, valute – a un prezzo fissato in anticipo) possono amplificare sia i guadagni sia le perdite: strategie a leva o posizioni molto concentrate diventano particolarmente esposte quando la volatilità aumenta, mentre fasi più «piatte» rendono il contratto meno rischioso ma anche meno interessante per chi cerca movimenti di breve periodo.​ La volatilità conta anche se al compro oro la compravendita è immediata, perché il prezzo di quel «contante subito» dipende comunque dal livello – e dalle oscillazioni – delle quotazioni internazionali dell’oro. In fasi di alta volatilità, il valore spot dell’oro può cambiare in modo significativo nell’arco della stessa giornata: un operatore prudente tenderà a proteggersi applicando margini maggiori tra quotazione di riferimento e prezzo effettivo riconosciuto al cliente, proprio per limitare il rischio di un rapido ribasso dopo l’acquisto.

Lo spread è una differenza di prezzo che si vede nei futures sull’oro e dice molto su quanto è movimentato o stabile il mercato. Può essere la differenza tra il prezzo a cui si compra e quello a cui si vende lo stesso contratto (spread denaro-lettera): se è troppo grande, significa che c’è poca gente che compra e vende, quindi è difficile entrare o uscire dall’affare senza perdere soldi rispetto al prezzo che si vede sullo schermo.​

Oppure è la differenza tra il prezzo dell’oro «adesso» (spot) e quello dei futures: se il future costa di più, si chiama contango e dipende dai costi per conservare l’oro fino a quella data (magazzino, assicurazione, interessi). Se invece costa meno, è backwardation, segno che c’è molta richiesta immediata (o problemi con la disponibilità dell’oro fisico): capire quale dei due casi sia aiuta a vedere se il prezzo del contratto è normale o se nasconde qualche intoppo temporaneo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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