Economia

Coldiretti, l’agricoltura rilancia Brescia e l’Italia

L'incontro a Erbusco con i ministri Patuanelli e Brunetta: al centro sostenibilità, innovazione e la difesa del nostro food contro l’omologazione
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"RIPARTIRE CON I PIEDI PER TERRA"
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Innovare per la sostenibilità, difendere il made in Italy all’estero, costruire una vera rete di sistema dalla produzione alla distribuzione, valorizzare le filiere virtuose per rendere reddituali le imprese, investire bene i fondi del Recovery Fund in progetti di qualità. Il futuro dell’agroalimentare italiano (e di quello bresciano che ne rappresentata una parte fondamentale) passa da qui. Perché l’agricoltura diventi una protagonista della ripartenza economica del Paese. È questo il messaggio che esce dall’incontro di ieri mattina promosso dalla Coldiretti di Brescia nell’ambito della sua assemblea annuale.

Una sede di eccezione, la cantina Ca’ del Bosco a Erbusco, e ospiti di primo piano al fianco del presidente Ettore Prandini: il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, il suo collega per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta (in video da Roma), l’assessore regionale Fabio Rolfi, il presidente di Italmark Marco Odolini, il padrone di casa Maurizio Zanella, il consigliere di Filiera Italia Luigi Scordamaglia. Evocativo il titolo della tavola rotonda, «Si riparte con i piedi per terra», richiamo alla concretezza e al ruolo di un settore decisivo.

La doppia sfida del comparto

L’agroalimentare ha davanti una duplice sfida. Da una parte deve affidarsi alla tecnologia per coniugare la sostenibilità ambientale con quella economica delle aziende; dall’altra deve difendere il concetto stesso di made in Italy. Il ministro Patuanelli l’ha detto chiaramente: «L’agricoltura è il settore che ha più bisogno di innovare per proteggere la tipicità della sua produzione». Contro i tentativi di omologazione da parte delle multinazionali, che «vogliono imporre il cibo da laboratorio». Il food come una qualsiasi commodity, senza differenze, slegato dalla terra, dal lavoro, dalle competenze, dalle tradizioni territoriali. «È il rischio massimo che corriamo», ha sottolineato il ministro. «Dobbiamo difendere la dieta mediterranea sui mercati esteri».

I fondi del Pnrr

Lo sviluppo green delle aziende è un passo obbligato, ha sostenuto l’assessore Rolfi. «Servono investimenti in tecnologie - parole sue - per una gestione dei reflui sempre più efficiente e per una evoluzione delle aziende zootecniche in agro-raffinerie attraverso la grande risorsa della materia organica». I fondi ci sono. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (declinazione del Recovery Fund) mette a disposizione risorse ingenti. Che vanno usate bene e subito. Secondo Patuanelli «dobbiamo avere due grandi capacità: quella di investire e di monitorare la qualità degli interventi, che devono risolvere le fragilità del Paese». In agricoltura ci sono tanti «progetti immediatamente cantierabili», ha confermato.

Servono le infrastrutture

Del resto, la necessità di passare in fretta dalle parole ai fatti è stata ribadita sia da Odolini («Mettiamo velocemente a terra intenzioni e fondi») che da Zanella («No all’assistenzialismo a pioggia, sì agli interventi di qualità che servono»). Bene tutto ciò, ha sostenuto Ettore Prandini, ma l’Italia deve recuperare i gravi ritardi sul piano delle infrastrutture per far arrivare in fretta i prodotti all’estero e competere con gli altri Paesi: porti adeguati, ferrovie, strade. Il presidente nazionale e provinciale di Coldiretti ha richiamato due esempi bresciani: «La Tav deve avere una stazione sul Garda e l’aeroporto di Montichiari diventare un hub per i cargo». Ma sono necessarie anche «le autostrade digitali», ha ricordato Patuanelli: «Come possiamo avere un’agricoltura 4.0 se in certi posti non c’è neppure internet?» Tante le sfide davanti:«Ce la faremo anche stavolta», è la convinzione di Prandini.

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