Castenedolo, Stanadyne diventa ufficialmente Hatz Components

La parabola di Stanadyne è chiusa. La fabbrica di via Matteotti ora si chiama Hatz Components Italia e ha anche ufficialmente una guida tedesca, dopo qualche anno di conduzione statunitense. Il cambio di nome arriva dopo il passaggio di mano perfezionato in questa prima parte dell'anno e l'insediamento del gruppo tedesco Motorenfabrik Hatz, un produttore specializzato in motori diesel industriali con sede a Ruhstorf, in Baviera.
Gli imprenditori tedeschi sono arrivati un anno fa a strappare l'ormai ex Stanadyne dall'incubo della liquidazione avviata a fine 2024 dal fondo Cerberus. Oggi la fabbrica castenedolese, riferimento del settore automotive nella produzione di sistemi di iniezione e valvole Egr per motori diesel, è condotta da una società posseduta al 51% dalla holding MRM che fa capo agli eredi Hatz, Michael, Raphael e Mark, e per il 49% dalla New Diesel di Montichiari, altra realtà della componentistica automotive detenuta al 100% dalla stessa Hatz.
Il piano di sviluppo del gruppo Hatz
Il nuovo programma di sviluppo prevede che il sito industriale di via Matteotti venga potenziato dalla presenza della New Diesel di Montichiari (al 100% di Hatz) e dai suoi 11 dipendenti, che dovrebbero iniziare a operare in Hatz Components Italia creando un polo di riferimento per il diesel dislocato su 40.000 metri quadri di cui 17.000 coperti, presidiato anche dai 75 dipendenti già sul posto.
La produzione invece è destinata a crescere progressivamente e allargare le maglie delle sue possibilità comprendendo anche generatori di motori diesel per grandi impianti, come quelli che caratterizzano gli ospedali, gli aeroporti o i centri commerciali.
Sul sito sono previsti interventi di ammodernamento tecnologico degli impianti e una riqualificazione complessiva, con l’obiettivo di valorizzare le capacità e le conoscenze presenti per ampliare il perimetro produttivo nel medio periodo.
La vertenza a lieto fine
La vicenda che aveva portato l'ex Stanadyne nell'occhio del ciclone si era innescata a dicembre 2024 con la decisione della vecchia proprietà di chiudere i battenti.
A tenere viva l'impresa erano stati per mesi i dipendenti, lavorando quasi in autonomia per tenere vive la ricezione degli ordini e l'espletamento delle consegne mentre la proprietà era ormai distante.

Protagonista della battaglia per non chiudere lo stabilimento era la Fiom di Brescia, affiancata in seguito dalle istituzioni regionali e comunali e da Confindustria. L'interessamento della tedesca Hatz, poco più di un anno fa, e la trattativa per il passaggio di mano, ha garantito il buon esito della vicenda e la sopravvivenza di un tassello importante del settore produttivo automotive bresciano e lombardo.
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