Buyback, cos’è il riacquisto di azioni proprie e perché fa discutere

Lo scossone è arrivato e si è sentito. Per quanto la scelta non sia stata ancora confermata, ma nemmeno smentita, il fatto che una tassa sul buyback possa essere inserita nella legge di Bilancio di fine anno desta preoccupazione sia nel mondo economico sia nelle stesse forze politiche di maggioranza.
Cos’è
Ma di cosa si tratta? Con il termine buyback, in italiano «riacquisto di azioni proprie» e normato dagli articoli 2357 (e seguenti) e 2358 del Codice Civile, si indica un’operazione finanziaria largamente utilizzata dalle grandi società quotate in Borsa. L’azienda decide di ricomprare sul mercato finanziario una parte delle proprie azioni già in circolazione. Così facendo si riduce il numero complessivo di azioni disponibili e quelle rimaste in mano agli investitori acquistano di conseguenza più valore con contestuale crescita dell’utile, l’Earnings per share.
I benefici
Appare evidente quindi come questa mossa sia da un lato pensata per garantire agli azionisti una ulteriore remunerazione oltre ai dividendi (la parte di utile non reinvestita e distribuita), dall’altro dimostri ai mercati lo stato di salute della società. Oltre a ciò invia agli stessi un messaggio di fiducia, indicando un implicito apprezzamento dell’investimento nei titoli della stessa società.
Le azioni proprie possono però essere riacquistate anche per altri motivi: per finanziare operazioni straordinarie, per garantire determinati assetti proprietari nella compagine azionaria, per avviare delle riduzioni del capitale sociale o per remunerare il management, il cui stipendio è determinato in larga parte dalle componenti variabili.
Critiche
Critiche sono state mosse a questo tipo di operazione, accusata tra le altre cose di essere «manipolatoria» degli equilibri dei mercati e di sottrarre fondi interni a ulteriori investimenti ed espansioni, preferendo strategie di breve termine a quelle di medio-lungo.
Chi lo opera
Il buyback è però praticato in tutto il mondo dalle grandi società quotate. In Italia sono tre gli istituti bancari che operano in questo modo, con investimenti superiori ai 15 miliardi di euro solo nell’ultimo biennio. Intesa Sanpaolo ha remunerato i soci con buyback per 1,7 miliardi nel 2024 e sta attuando un programma da 2 miliardi quest’anno. Mediobanca negli ultimi due esercizi ha realizzato un riacquisto di azioni proprie per circa 200 e 385 milioni di euro. Di Unicredit infine i numeri più alti: lo scorso anno ha realizzato un buyback da 5,6 miliardi a valere sui risultati del 2023 e ne sta portando avanti uno da 5,3 miliardi sull’utile 2024.
Non solo banche però. Tra i nomi delle aziende figurano colossi come Eni, Enel, Nexi Generali, Stm, Stellantis, Ferrari e Prysminan.
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