Economia

Brescia, inflazione ancora sopra l’8%: siamo la quinta città più cara d’Italia

Unione consumatori stima che i rincari medi annui per famiglia saranno di 2.136 euro
L'inflazione si fa sentire sui conti delle famiglie bresciane - © www.giornaledibrescia.it
L'inflazione si fa sentire sui conti delle famiglie bresciane - © www.giornaledibrescia.it
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L’inflazione è per tutti alle stelle ma in Italia ci sono posti dove si sente di meno. Se a Trento e Bolzano va il record del caro-prezzi, a Campobasso invece la vita costa meno che nel resto della penisola. La classifica è dell’Unione nazionale consumatori (Unc), che ha elaborato i dati dell’Istat di luglio ed ordinato le città italiane in base ai rincari. Brescia si trova al quinto posto.

Quelle del Trentino Alto Adige sono al primo posto, un record che costerà alle famiglie 2.521 euro in più all’anno. Non si tratta più soltanto di aumenti dell’energia: l’Istat ha confermato che la crescita dei prezzi del cosiddetto «carrello della spesa», che si porta a +9,1%, registra un aumento che non si osservava da settembre 1984. A Tento e Bolzano l’inflazione viaggia attorno al 10%, la più alta d’Italia. A Bologna è all’8,6%, e comporta un aumento della spesa di 2.145 euro, mentre a Firenze si registra un +8,6% per 2.006 euro in più.

Nella nostra città, a luglio, il tasso d’inflazione annuo è pari all’8,1% e comporterà, secondo le stime, un rincaro medio annuo per famiglia pari a 2.136 euro. Le variazioni maggiori dei prezzi riguardano l’ambito «Casa, acqua, elettricità e combustibili» (+23,6%), «Trasporti» (+15,3%) e «Alimentari e bevande analcoliche» (+8,9%).

Nel Belpaese

La città più virtuosa è Campobasso, con un’inflazione del 6,9% e una spesa aggiuntiva per una famiglia pari a 1.263 euro. Seguono Catanzaro (+7,1%, +1.326 euro) e Bari (+7,8%, +1.354 euro). A Roma c’è un'inflazione al 7,5%, inferiore alla media nazionale, con una spesa maggiore di 1.756 euro rispetto all’anno scorso. A Napoli i prezzi sono aumentati del 7,6% e la spesa è maggiorata di 1.538 euro. Segue la Lombardia, dove la crescita dei prezzi del 7,7% implica un’impennata del costo della vita pari a 2.001 euro.

Lo scenario

In attesa che il rialzo dei tassi deciso dalla Bce faccia effetto, l’Istat conferma la stima preliminare di luglio: nel mese i prezzi sono cresciuti dello 0,4% su giugno e del 7,9% su luglio 2021 (da +8,0% del mese precedente).

E sebbene i prezzi dei beni energetici siano in rallentamento, l’Istat sottolinea che le tensioni inflazionistiche si stanno diffondendo agli altri comparti merceologici. Il cosiddetto «carrello della spesa», che comprende i prodotti alimentari, per la cura della casa e della persona, è salito da +8,2% a +9,1%, registrando un aumento che non si osservava da settembre 1984. Coldiretti fa i conti: gli italiani spenderanno 564 euro in più solo per la tavola nel 2022, non solo per l’inflazione ma anche a causa del taglio dei raccolti per la siccità.

I prezzi della frutta fresca aumentano su base annua del +8,8% - continua Coldiretti - mentre quelli dei vegetali freschi del +12,2%. La categoria per la quale si spenderà complessivamente di più è pane, pasta e riso, con un esborso aggiuntivo di quasi 115 euro, mentre carne e salumi costeranno 98 euro in più rispetto al 2021 e le verdure aumenteranno di 81 euro.

Negli Usa

Nel frattempo, la corsa dei prezzi al consumo negli Stati Uniti rallenta e le Borse volano sollevate dall'allentarsi della pressione sulla Federal Reserve. L’inflazione americana a luglio è salita all’8,5%, meno dell’8,7% atteso dagli analisti e meno del 9,1% di giugno. La frenata lascia sperare che il picco per i prezzi sia ormai superato, consentendo alla banca centrale statunitense di tirare un sospiro di sollievo. Pur non essendo in grado di alterare in via definitiva l’aggressiva campagna di rialzi dei tassi lanciata contro il caro-vita e per riportare l’inflazione all’obiettivo del 2%, il rallentamento dell’inflazione potrebbe infatti concedere alla Fed maggiore spazio di manovra.

Se fino ad adesso un aumento dello 0,75% del costo del denaro era dato per scontato a settembre ora, considerato l’andamento del caro-vita e la recessione tecnica in cui gli Stati Uniti sono scivolati, l’ipotesi più accreditata è quella di una stretta il mese prossimo dello 0,50%.

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