Economia

Anche a Brescia potremmo iniziare a coltivare pistacchi

Il cambiamento climatico e l’interesse per colture ad alto valore hanno portato alcuni agricoltori lombardi a sperimentare il pistacchio anche al Nord Italia
Una pianta di pistacchi
Una pianta di pistacchi

Coltivare pistacchi nel Bresciano. L’affermazione può creare dubbi, ma centri studi rilevanti, come quello di Nomisma, non lo escludono. Negli ultimi anni, il cambiamento climatico e l’interesse per colture ad alto valore hanno portato alcuni agricoltori lombardi a sperimentare il pistacchio anche al Nord Italia.

Dal punto di vita agronomico, il pistacchio può tollerare inverni freddi e si sta diffondendo anche in aree del Centro Nord ma richiede terreni ben drenati, non soggetti a ristagni d’acqua, esposizioni soleggiate ed anni prima di raggiungere la piena produttività. La messa a dimora può avvenire tutto l’anno ma l’epoca ideale va dalla fine di ottobre alla fine di marzo. L’albero adulto raggiunge fino a 6 metri di altezza con un diametro complessivo della chioma della pianta di 5 metri.

Nel Bresciano, pur non essendo ovviamente un’area tradizionale (storicamente si trova in Sicilia) e non esistendo ancora una filiera significativa o una produzione commerciale rilevante, si possono trovare impianti sperimentali e poche aziende che stanno testando la coltura.

Le zone più favorevoli sono quelle con microclima mite, in particolare vicino al lago di Garda dove già prosperano olivo ed altre colture decisamente più mediterranee. In termini economici il pistacchio potrebbe diventare una coltura interessante anche in Lombardia ma servono, è d’obbligo rimarcarlo nuovamente, diversi anni prima che gli alberi entrino in piena produzione: i primi frutti si possono avere dopo circa quattro o cinque anni, una produzione media dopo sette o dieci anni e la piena produzione dopo circa dieci o quindici anni.

Si possono però prevedere rese elevate in terreni adatti. Realistica potrebbe essere l’ipotesi di piccoli impianti da uno a cinque ettari per aziende che vogliono diversificare. Una stima prudente indica per Brescia al 2035 dai 30 ai 150 ettari quasi tutti sperimentali o di nicchia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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