Economia

Bonus mamme 2026, domande al via: fino a 720 euro, come richiederlo

Il contributo sale da 40 a 60 euro al mese per le lavoratrici con almeno due figli e reddito fino a 40mila euro. Ecco requisiti, scadenze e pagamenti
Giovanna Zenti

Giovanna Zenti

Giornalista

Sul sito Inps si possono presentare le domande per il bonus mamme 2026
Sul sito Inps si possono presentare le domande per il bonus mamme 2026

Sessanta euro al mese, fino a un massimo di 720 euro all’anno. Il bonus mamme cresce rispetto al 2025, quando il contributo si fermava a 40 euro mensili, e da ieri è possibile presentare domanda all’Inps per ottenere il sostegno economico (qui l’accesso al portale). Una misura destinata alle lavoratrici con almeno due figli e un reddito da lavoro non superiore a 40mila euro annui, che nel Bresciano assume un peso particolare se rapportata alle retribuzioni femminili.

Secondo un’elaborazione della Cisl di Brescia, diffusa l’8 marzo scorso sulla base dei dati Inps e dell’Osservatorio provinciale del mercato del lavoro, la retribuzione media annua delle dipendenti del settore privato è di 19.543 euro, contro i 29.607 degli uomini. Una differenza di oltre 10mila euro, sulla quale incide anche la maggiore diffusione del part-time femminile. Il bonus massimo equivale insomma al 3,7% dello stipendio lordo medio delle lavoratrici, anche se il confronto è indicativo. 

Chi può richiederlo

Il beneficio spetta alle madri con due figli, purché il più piccolo non abbia ancora compiuto dieci anni, e a quelle con almeno tre figli, se il più piccolo è minorenne. Nel conteggio rientrano anche i figli adottati o in affidamento preadottivo. Il requisito può essere già presente al primo gennaio oppure maturare durante il 2026: in quest’ultimo caso il contributo decorre dal mese in cui viene raggiunto.

Sono comprese le lavoratrici dipendenti, pubbliche e private, e le autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie, comprese le professioniste con una propria Cassa. Restano escluse le lavoratrici domestiche.

Per le madri con almeno tre figli c’è una distinzione importante: le dipendenti a tempo indeterminato non ricevono il nuovo bonus per i mesi coperti da quel contratto, perché possono già beneficiare dell’esonero contributivo previsto dalla normativa.

Il limite di 40mila euro riguarda il reddito individuale da lavoro, non quello familiare e nemmeno l’Isee. Il contributo spetta per ogni mese, o frazione di mese, di attività lavorativa in cui siano soddisfatti i requisiti: chi ne ha diritto per sei mesi riceverà quindi 360 euro, mentre per l’intero anno l’importo raggiunge 720 euro. La somma non è tassata e non concorre al calcolo dell’Isee.

Come fare domanda e quando arrivano i soldi

La richiesta deve essere presentata entro il 31 dicembre 2026. Per chi matura i requisiti soltanto a dicembre, il termine è il 31 gennaio 2027.

Oltre al servizio «Nuovo Bonus mamme 2026» sul sito Inps, a cui si accede con Spid, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi, è possibile rivolgersi a un patronato oppure al Contact Center Inps, ai numeri 803 164 da rete fissa e 06 164164 da cellulare.

Nella domanda vanno indicati i dati dei figli, la condizione lavorativa, il possesso del requisito reddituale e la modalità di pagamento. I soldi non arrivano in busta paga: vengono versati direttamente dall’Inps sul conto indicato dalla beneficiaria, oppure tramite bonifico domiciliato. L’erogazione è prevista in un’unica soluzione a dicembre 2026, con eventuali pagamenti successivi secondo le indicazioni dell’Istituto.

Il nodo dei servizi

Resta però una questione che va oltre il sostegno economico. Sessanta euro al mese possono aiutare a far quadrare i conti, ma difficilmente risolvono il problema della conciliazione tra famiglia e lavoro. A pesare sono la disponibilità e il costo degli asili nido, gli orari scolastici che non sempre coincidono con quelli lavorativi, la necessità di ricorrere a nonni o babysitter e i lunghi periodi di chiusura delle scuole.

Non è soltanto una questione di spese. Quando i servizi non bastano, sono ancora soprattutto le donne a ridurre l’orario di lavoro o a rinunciare all’occupazione. E così il sostegno al reddito rischia di intervenire sulle conseguenze senza affrontare le cause. Perché per aiutare davvero le famiglie, e forse anche incoraggiare la natalità, oltre ai bonus servono servizi che permettano a entrambi i genitori di continuare a lavorare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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