Sessanta euro al mese, fino a un massimo di 720 euro all’anno. Il bonus mamme cresce rispetto al 2025, quando il contributo si fermava a 40 euro mensili, e da ieri è possibile presentare domanda all’Inps per ottenere il sostegno economico (qui l’accesso al portale). Una misura destinata alle lavoratrici con almeno due figli e un reddito da lavoro non superiore a 40mila euro annui, che nel Bresciano assume un peso particolare se rapportata alle retribuzioni femminili.
Secondo un’elaborazione della Cisl di Brescia, diffusa l’8 marzo scorso sulla base dei dati Inps e dell’Osservatorio provinciale del mercato del lavoro, la retribuzione media annua delle dipendenti del settore privato è di 19.543 euro, contro i 29.607 degli uomini. Una differenza di oltre 10mila euro, sulla quale incide anche la maggiore diffusione del part-time femminile. Il bonus massimo equivale insomma al 3,7% dello stipendio lordo medio delle lavoratrici, anche se il confronto è indicativo.
Chi può richiederlo
Il beneficio spetta alle madri con due figli, purché il più piccolo non abbia ancora compiuto dieci anni, e a quelle con almeno tre figli, se il più piccolo è minorenne. Nel conteggio rientrano anche i figli adottati o in affidamento preadottivo. Il requisito può essere già presente al primo gennaio oppure maturare durante il 2026: in quest’ultimo caso il contributo decorre dal mese in cui viene raggiunto.
Sono comprese le lavoratrici dipendenti, pubbliche e private, e le autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie, comprese le professioniste con una propria Cassa. Restano escluse le lavoratrici domestiche.
Per le madri con almeno tre figli c’è una distinzione importante: le dipendenti a tempo indeterminato non ricevono il nuovo bonus per i mesi coperti da quel contratto, perché possono già beneficiare dell’esonero contributivo previsto dalla normativa.
Il limite di 40mila euro riguarda il reddito individuale da lavoro, non quello familiare e nemmeno l’Isee. Il contributo spetta per ogni mese, o frazione di mese, di attività lavorativa in cui siano soddisfatti i requisiti: chi ne ha diritto per sei mesi riceverà quindi 360 euro, mentre per l’intero anno l’importo raggiunge 720 euro. La somma non è tassata e non concorre al calcolo dell’Isee.
Come fare domanda e quando arrivano i soldi
La richiesta deve essere presentata entro il 31 dicembre 2026. Per chi matura i requisiti soltanto a dicembre, il termine è il 31 gennaio 2027.
Oltre al servizio «Nuovo Bonus mamme 2026» sul sito Inps, a cui si accede con Spid, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi, è possibile rivolgersi a un patronato oppure al Contact Center Inps, ai numeri 803 164 da rete fissa e 06 164164 da cellulare.
Nella domanda vanno indicati i dati dei figli, la condizione lavorativa, il possesso del requisito reddituale e la modalità di pagamento. I soldi non arrivano in busta paga: vengono versati direttamente dall’Inps sul conto indicato dalla beneficiaria, oppure tramite bonifico domiciliato. L’erogazione è prevista in un’unica soluzione a dicembre 2026, con eventuali pagamenti successivi secondo le indicazioni dell’Istituto.
Il nodo dei servizi
Resta però una questione che va oltre il sostegno economico. Sessanta euro al mese possono aiutare a far quadrare i conti, ma difficilmente risolvono il problema della conciliazione tra famiglia e lavoro. A pesare sono la disponibilità e il costo degli asili nido, gli orari scolastici che non sempre coincidono con quelli lavorativi, la necessità di ricorrere a nonni o babysitter e i lunghi periodi di chiusura delle scuole.
Non è soltanto una questione di spese. Quando i servizi non bastano, sono ancora soprattutto le donne a ridurre l’orario di lavoro o a rinunciare all’occupazione. E così il sostegno al reddito rischia di intervenire sulle conseguenze senza affrontare le cause. Perché per aiutare davvero le famiglie, e forse anche incoraggiare la natalità, oltre ai bonus servono servizi che permettano a entrambi i genitori di continuare a lavorare.




