Un incentivo per convertire la propria automobile a Gpl o a metano. È uno dei bonus introdotti dal Dpcm del 10 giugno, in cui vengono rimodulate le risorse del «Fondo Automotive» per gli anni dal 2026 al 2030. Il «bonus Gpl» è un incentivo che riguarda il cosiddetto «retrofit», ovvero il processo di modernizzazione di un veicolo: in questo caso si intende l’installazione di un impianto a Gpl o a metano su un’automobile a benzina già circolante. Vediamo a quanto ammonta l’incentivo, chi ne può beneficiare e come ottenerlo.
Come funziona
Il bonus consiste in uno sconto in fattura, il cui valore varia a seconda che si scelga di installare un impianto a gpl o a metano: nel primo caso l’importo scontato è di 400 euro, nel secondo di 800 euro.
Possono richiedere il bonus le vetture private con classe non inferiore all’euro 3: il contributo è corrisposto al beneficiario dall’installatore dell’impianto, il quale, a sua volta, ottiene un rimborso corrispondente all’importo scontato dalle imprese costruttrici dell’impianti a Gpl o a metano. Queste ultime, infine, recuperano tale importo sotto forma di credito di imposta.
I fondi
L’incentivo «retrofit» è finanziato da uno stanziamento di 4 milioni di euro per il 2026, che diventano 5 milioni di euro all’anno dal 2027 al 2029, per scendere a un milione di euro nel 2030. I fondi, tuttavia, sono ripartiti in modo diverso a seconda della tipologia dell’impianto convertito: il 60% delle risorse è stato infatti destinato alla conversione da benzina a metano, il 40% agli automobilisti che installano installano invece un impianto a Gpl.



