Artfidi Lombardia riconferma Enrico Mattinzoli alla presidenza ed elabora un piano per proteggere il patrimonio e assorbire le perdite figlie della congiuntura internazionale.
Questo, in sintesi, quanto emerso dall’assemblea dei soci del Confidi di Associazione Artigiani, il primo iscritto agli intermediari della Regione: l’assise ha visto l’approvazione del bilancio 2025 (chiusosi con richieste di garanzia per 134,6 milioni e un utile di 177mila euro) e la riconferma al vertice del bresciano Enrico Mattinzoli per il terzo mandato consecutivo.
Completano la rosa le vicepresidenti Anna Rocca (vicaria) e Maria Pia Consonni, mentre nel consiglio di amministrazione siedono Marco Bressanelli, Fulvio Maffeis, Mauro Marenda, Battista Mostarda e Alberto Vidali. Il collegio sindacale vede Pasquale Mondello alla presidenza e Luigi Scaratti e Cinzia Andreoli al suo fianco. Riconfermati anche il direttore generale Giacomo Ussoli e la vice Elena Gelmini.
Il punto
Artfidi Lombardia (conta 28.726 soci, distribuiti tra Brescia, Bergamo, Busto Arsizio, Crema, Lodi, Milano e Varese) costituisce un presidio strategico per le imprese artigiane e tiene a mantenere il suo impegno nei loro confronti, a maggior ragione in un momento tanto difficile. «Il perdurare di un conflitto internazionale potrebbe determinare un aumento del costo del credito e un conseguente peggioramento del merito creditizio delle imprese», chiarisce Mattinzoli che indugia sul piano elaborato per rafforzare il patrimonio per assorbire l’eventuale aumento delle perdite.
«Ci stiamo attivando per una collaborazione più stretta con banche e istituzioni attraverso fondi pubblici di controgaranzia e strumenti emergenziali offrendo consulenza energetica e finanziaria alle imprese», dettaglia il leader degli artigiani per il quale lo scopo è far fronte all’aumento delle probabilità di default nei settori energivori, nella manifattura e nei servizi legati alla domanda interna, che potrebbero portare a una maggiore volatilità dei flussi di cassa delle micro e piccole imprese, base tipica di Artfidi.
Lo scenario
La probabilità che nei prossimi mesi la crisi energetica si riversi sulla crescita delle richieste di rinegoziazione e allungamento delle scadenze, con impatto sulla qualità del credito garantito, potrebbe infatti tradursi in un aumento della domanda di garanzie con una maggiore selezione da parte delle banche, che trasferirebbero parte del rischio sui Confidi con una pressione sui modelli di pricing.
«Se la guerra continua – sintetizza Mattinzoli – il rischio non è solo un aumento delle insolvenze ma la trasformazione del ruolo dei Confidi da facilitatori del credito a gestori attivi del rischio sistemico delle Pmi». Proprio in virtù di questa funzione, Artfidi propone al Governo interventi fiscali che possano «aumentare la capacità operativa dei Confidi senza costi eccessivi per lo Stato». Vale a dire, detassazione parziale delle commissioni di garanzia per le imprese dei settori più colpiti; credito d’imposta per i Confidi che investono in sistemi di risk management avanzati e una maggiore deducibilità delle perdite su garanzie per evitare che gli shock di portafoglio erodano il patrimonio.
«I Confidi – conclude – devono essere considerati come un’infrastruttura stabile della politica industriale, capace di sostenere le imprese nei momenti di crisi e accompagnarle nelle trasformazioni».



