Cultura

The Royal Ballet, il debutto del nuovo lavoro del bresciano Valentino Zucchetti

Il bresciano coreografo del Royal Ballet racconta «Prima», la sua creazione che si vedrà anche al cinema
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LA "PRIMA" DI VALENTINO ZUCCHETTI
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Quindici minuti pieni di allegorie, dettagli scenografici, luci mirate e costumi molto glamour: «Prima», la nuova creazione del palazzolese Valentino Zucchetti, coreografo e ballerino solista che da dodici anni lavora a Covent Garden al Royal Ballet di Londra, è in procinto di debutto.

Dopo l'opera «Anemoi» dello scorso anno - che ha vinto pochi mesi fa il National Dance Award inglese come «Best classical coreography» - mercoledì 16 novembre debutterà con «Prima», pezzo per quattro prime ballerine inserito in «A diamond celebration», showcase dedicato ai sessant'anni dei Friends of the Royal Opera House. Lo spettacolo di danza classica verrà trasmesso in diretta nei cinema selezionati di tutto il mondo e a Brescia sarà possibile assistervi presso la Multisala Wiz (informazioni e biglietti su www.ilregnodelcinema.com), che porta sul grande schermo la stagione della Royal Opera House. L'apertura di sipario è prevista alle 20.15 e Valentino è (comprensibilmente e meritevolmente) emozionato.

 

Ad anticiparci qualcosa è lo stesso Zucchetti, alla sua seconda creazione per la compagnia principale del Royal Ballet, che ci svela anche come stavolta senta doppiamente l’emozione: «È una prima, ci sarà il pubblico in platea e pure il pubblico dei cinema: sento abbastanza stress», sorride.

Zucchetti: da quanti anni fa parte del Royal Ballet?

Ormai da dodici. Un infortunio al piede mi ha recentemente fermato per qualche mese, ma a dicembre ricomincio anche a ballare. Durante i mesi di stop ho comunque creato molto, non solo per il Royal Ballet, ma anche per la Scuola del Teatro alla Scala e per il Balletto Nazionale di Spagna a Madrid. Il primo dicembre debutterò proprio lì con «Where you are, I feel», un pezzo che ho coreografato per la compagnia principale spagnola, il più lungo che abbia mai fatto (quasi trentacinque minuti sul Piano Concerto di Grieg). Ora tornerò anche a danzare, cercando di continuare a sovrapporre i ruoli di danzatore e coreografo.

Quando è nato «Prima», che debutterà mercoledì?

Il Royal Ballet mi ha commissionato un lavoro per le quattro prime ballerine, le quattro star. La richiesta era cucire un pezzo su di loro, per celebrare l’essere una ballerina oggi. Ho collaborato anche con una fashion designer, Roksandra, per creare un look moderno, glamour. Voglio evidenziare le qualità delle ballerine d’oggi, che spesso non vengono sottolineate. L’immagine è circondata da molti cliché che fanno notizia, ma che non sono sempre veri e accurati. Ho cercato di modernizzarne l’immagine rispetto a quella passata, sottolineando altre caratteristiche.

Quali sono queste differenze tra le ballerine del passato e quelle d’oggi?

Se prima c’era l’idea delle ballerine delicate, fragili e femminili, oggi le danzatrici non sono solo questo. Sono più consapevoli e propendono a fare uscire il loro essere donna nelle performance. Prima c’era molto più distacco tra la persona dietro le quinte e quella sul palco. Ogni ballerina è caratterizzata dal proprio personale, c’è più libertà.

Si intitola «Prima»: qual è il significato?

È un titolo esplicito, che attrae: la «prima ballerina» esercita sempre fascino. Allo stesso tempo evidenzia il fatto che lì ci sia la crème de la crème. E poi ricorda quasi un profumo d’alto bordo. Tutto è stato creato per rendere queste figure, queste ballerine, delle dee. Delle donne al di sopra di tutto. Il look, infatti, è quasi da top model. La mia idea era metterle proprio lì, al top, alla sommità della piramide.

Cosa significa lavorare per un corpo di ballo di una compagnia della quale di fatto fai parte anche come danzatore?

La cosa positiva è che conosco tutte e quattro le mie colleghe prime ballerine e questo mi consente di creare su loro misura. La difficoltà, d'altro canto, è mettere un po' di distanza. A volte in prova c'è aria di nonchalance e non riesco a fare il duro e disciplinato, ma hanno capito l'importanza del pezzo (e del fatto che sarà trasmesso nei cinema), quindi il lavoro è comunque molto serio. 

Sarà la prima opera che ha scritto che andrà in scena alla Royal Opera House con Carlo nel ruolo di Re, e non più di Principe: essendo il patron del Royal Ballet sarà tra il pubblico?

Lui viene sempre non annunciato ed è un grande amante del teatro, lo vediamo almeno una o due volte all'anno. Da quando è, però, re non ancora: immagino sia molto impegnato, non mi aspetto di vederlo mercoledì.

Lo scorso anno ha creato, sempre per il Royal Ballet, «Anemoi»: trova le abbia aperto nuove porte?

Mi ha dato molta visibilità e ci sono stati diversi approcci nei miei confronti all'interno dell'industria del teatro. Ma resta un periodo difficile: i teatri sono in crisi, c'è meno richiesta di coreografi stranieri, si tende a utilizzare i talenti interni perché conviene a livello logistico e di costi. Come d'altra parte è accaduto a me con la nuova opera: mi hanno chiesto un altro pezzo. Mercoledì ci sarà la première. Ma poi riparto subito, giovedì sarò a Madrid con il Balletto Nazionale spagnolo: l'1 dicembre debutterà un altro mio pezzo che ho creato a marzo («Where you are, I feel», per la compagnia principale, il pezzo più lungo che abbia mai fatto, quasi 35 minuti su musiche di Grieg). Quindi sì, sto iniziando a fare cose internazionali.

 

 

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