Cultura

Zucchetti: «Il mio Canone Allegro alla Scala, che mi ha formato»

Il coreografo bresciano, primo solista della Royal Opera House di Londra, firma un’opera in scena al Teatro Strehler dal 30 aprile
Valentino Zucchetti è tra i primi solisti del corpo di ballo della Royal Opera House di Londra
Valentino Zucchetti è tra i primi solisti del corpo di ballo della Royal Opera House di Londra
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L’opening sarà domani sera: Valentino Zucchetti, bresciano tra i first soloist (primi solisti) del corpo di ballo della Royal Opera House di Londra, torna in patria da coreografo.

Il Teatro Strehler di Milano ha ospitato il 30 aprile lo spettacolo della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, con gli allievi a interpretare diversi stili del balletto. Tra le opere anche «Canone Allegro» di Zucchetti, su musica di Felix Mendelssohn-Bartholdy.

Ce ne ha parlato il giovane artista.

Da Covent Garden, dove ti esibisci, alla Scala: come ci sei arrivato?

Da qualche anno sono coreografo sia per la Royal Ballet School, sia per la scena principale dell’Opera House. Il direttore della scuola di danza della Scala Frédéric Olivieri viene a Londra occasionalmente e nel tempo ha avuto modo di conoscermi. Sono un coreografo che esce dalla Scuola di Ballo della Scala, che ha proseguito la carriera a Londra, e mi ha invitato a creare una coreografia per lo spettacolo della Scuola, che quest’anno, oltre ad andare in scena al Teatro Strehler, arriverà anche sul palco della Scala, dal 15 al 17 maggio, con l’orchestra dell’Accademia.

Dopo il Piccolo Teatro, anche la Scala. Sensazioni?

Una forte emozione: è un teatro di grandissimo prestigio e la sola idea che una mia coreografia venga messa in scena alla Scala è un privilegio. La musica sarà suonata dall’orchestra guidata dalla prima voce di Giovanni Andrea Zanon, giovane violinista emergente: sarà eccitante collaborare con un altro artista italiano famoso a livello internazionale.

Come descriveresti «Canone allegro»? E com’è stato lavorare con allievi e allieve?

Il pezzo è ideato per essere gradito dal pubblico coreograficamente, è ben costruito, ma l’ho creato principalmente per lo sviluppo degli studenti. È un lavoro che presenta un sacco di difficoltà a livello tecnico, per crescere, lavorare e migliorare. Il titolo richiama lo studio sul canone del movimento, uno stile di coreografie che mi piace usare, perché cavalca strutture musicali molto chiare. Ed è stato un piacere lavorare con loro: gli allievi arrivano da un periodo difficile, nel quale sono stati privati di molti studi. Volevo dar loro la possibilità di recuperare.

Ti capita spesso di lavorare in Italia? E nel tuo futuro vedi più l’estero o un ritorno alle origini?

Non lavoro in Italia tanto quanto mi piacerebbe: ho sempre piacere a tornare e a contribuire allo scenario artistico e ballettistico. Mi auguro che questa coreografia possa aprire altre porte italiane: mi piacerebbe creare qualcosa per la compagnia della Scala, che mi è sempre stata vicina, ma anche per altre compagnie.

Dove ti vedremo quest’estate, in scena o dietro le quinte?

Ho diversi progetti, principalmente all’estero, ma con alcune chiamate in Italia. Sarà un’estate molto interessante, con uno scenario coreografico per me sempre più aperto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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