Storia: rivincita sulla politica internazionale

Pubblicato per la prima volta in Italia «Teoria Internazionale», epica analisi delle tre tradizioni su cui poggia l'intera disciplina.

È semplice riconoscere la teoria politica ma non è così facile riconoscere la teoria internazionale e si potrebbe addirittura sospettare che una tale teoria non sia mai esistita nella storia. Così Martin Wight nella presentazione di «Teoria Internazionale» introduce uno dei principali nodi che nell'arco della sua particolare vita accademica lo hanno accompagnato e lo hanno spinto a scandagliare una via nuova ed efficace per analizzare la politica internazionale.

Il libro esce per la prima volta tradotto in italiano vent'anni dopo la sua pubblicazione in Inghilterra. Un volume non per tutti, ma sicuramente per tutti coloro che, tra studiosi e analisti, vogliono disporre di uno strumento in più per capire la Politica internazionale. L'edizione italiana di «Teoria Internazionale» è stata curata da Michele Chiaruzzi, che insegna Relazioni Internazionali all'Università di Bologna, e che in Italia è il massimo esperto del politologo inglese, esponente di primo piano di una scuola che negli ultimi anni ha riscosso grande successo.

Il primo motivo di interesse di, Teoria Internazionale, che è la raccolta organica delle lezioni che Wight tenne alla London School of Economics negli anni '50 è il tentativo di andare oltre la classica diade in cui è stata suddivisa la disciplina delle relazioni internazionali fino ad oggi, ovvero realisti-idealisti. Wight parla invece realismo (con riferimento teorico a Machiavelli), Razionalismo (col fortunato recupero del giurista Grozio) e Rivoluzionismo (definendo così l'approccio di Kant). Lungo l'asse di queste tre tradizioni di pensiero prova a costruire uno studio generalizzante.

Il processo di analisi viene spinto molto in avanti attraverso l'analisi dei concetti chiave e delle teorie che hanno caratterizzato la disciplina, ovvero la società internazionale, la potenza e l'interesse nazionale, la politica estera, l'equilibrio di potenza, la diplomazia, la guerra, il diritto e l'etica internazionale. Sin da subito viene meno l'idea che le scienze sociali siano il cardine attorno cui costruire un quadro d'insieme. Ed è forse per andare oltre quella considerazione sulla difficile intelleggibilità della teoria internazionale rispetto alla pura teoria politica, che il politologo inglese si affranca da ciò che gli altri accademici prediligevano.

Piuttosto, Wight punta con insistenza sulla storia, dei fatti e delle idee. Decisivo in questo senso fu il ruolo di mentore che Arnold J. Toynbee ebbe nella formazione del politologo inglese, quando ancora giovane insegnante lo chiamo con sé nel 1937 come ricercatore al Royal Institute of International Affairs.
E allora ne emerge un'analisi profonda e che sovverte le classiche letture, di stampo americano, sulle relazioni internazionali. E la storia è decisiva.
Carlo Muzzi

Teoria Internazionale. Le tre tradizioni
Martin Wight

Il Ponte, 492 pagine, 23 euro

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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