La storia di Faustino Avogadro, conte-bibliofilo che falsificava libri

Faustino Avogadro era un falsario. L’affermazione, ne convengo, può sembrare eccessiva. Ma è supportata da prove bibliologico-librarie come si avrà qui modo di chiarire. Esponiamo i fatti. La vicenda ruota attorno alla figura del conte Avogadro, colto protagonista della Brescia del Settecento. Il personaggio, come altri all’epoca, era affetto da pulsioni bibliofiliche e aveva allestito nel proprio palazzo una bella collezione libraria andata purtroppo dispersa dopo la sua morte. Fortunatamente ne sopravvive, presso la Biblioteca Queriniana, il bellissimo catalogo manoscritto datato 1776, contraddistinto dal suo stemma nobiliare dipinto in limine: «Bibliothecae comitis Faustini de Avogadris catalogus secundum auctorum cognomina alphabetico ordine dispositus». Ricordo di essermene imbattuto molti anni or sono nel corso di alcune ricerche di storia del collezionismo e pensai di affidarne lo studio a un volenteroso dottorando. Ciò non avvenne e quel catalogo credo attenda ancora fiducioso chi sappia affrontarne lo studio storico-bibliografico.
La collezione
Consultarlo è come guardare dal buco della serratura della biblioteca Avogadro. Capiamo che il conte avesse radunato sulle scansie lignee una bella raccolta di edizioni a stampa del Quattro-Cinquecento (alcune oggi rarissime, come l’edizione di Marco Polo stampata da Battista Farfengo nel dicembre 1500), con una predilezione per i classici della letteratura volgare e, soprattutto, per le edizioni cosiddette giolitine. Sembra infatti che avesse una passione sfrenata per le edizioni stampate dall’officina di Gabriele Giolito de Ferrari e fratelli, una delle più note imprese tipografiche della Venezia del Cinquecento, forse seconda, per nomea, solo a quella di Aldo Manuzio ed eredi. Giolito, per intenderci, era stato colui che aveva accostato per la prima volta al titolo della Commedia l’aggettivo «divina» in una sua edizione degli anni Cinquanta, finendo così coll’inventare, di fatto, il titolo con cui il Poema dantesco sarebbe stato chiamato per secoli, a dispetto della volontà dell’autore. Titolo editoriale, per intenderci, per il quale siamo quindi un po’ tutti debitori di Giolito, pur molti senza saperlo.

Le contraffazioni
Le passioni spesso sono pericolose. Proprio la passione per Giolito dovette spingere il conte Avogadro a farne realizzare in casa propria (oggi si direbbe «private press») alcune contraffazioni. Circa nel 1730 esce la «Comedia intitolata il Filosofo» di Pietro Aretino con sottoscrizione (fasulla!) Venezia, Gabriele Giolito, 1549. Nonostante i dati editoriali dichiarati e la smaccata marca tipografica del Giolito al frontespizio, la celebre fenice che rinasce dalle fiamme, l’edizione è chiaramente una contraffazione, come dimostra l’analisi della carta e dei caratteri oltre ai numerosi errori, dell’edizione originale giolitina.
Nello stesso giro di anni fa stampare anche una contraffazione dell’originale cinquecentesco stampato a Correggio nel 1555 del trattato di Rinaldo Corso «Delle private rappacificationi» e una falsa edizione della «Egle Satira di M. Giovan Battista Giraldi Cinthio da Ferrara», entrambe con la solita falsa marca tipografica del Giolito al frontespizio. In entrambi i casi il falso è ancora più clamoroso perché non risulta affatto che Giolito avesse stampato un’edizione di queste due opere nel Cinquecento.

Smascherato
Nel 1728 esce invece l’edizione della tragedia «Polissena» di Bongianni Gratarolo con l’aperta sottoscrizione al frontespizio Brescia 1728 ma ancora con la marca cinquecentesca di Giolito e in antiporta il grande stemma inciso dell’Avogadro che viene dunque allo scoperto. Presso la Queriniana se ne conservano addirittura tre copie, una delle quali appartenuta allo studioso, e bibliofilo a sua volta, Faustino Gussago, che sciocco non era.
Ma chi poteva davvero credere a una strana edizione con la data 1728 e la marca del Giolito? E soprattutto perché un nobile bresciano si arrischiava a stampare a sue spese alcune contraffazioni o addirittura alcune false edizioni giolitine? Temo che l’Avogadro si sia portato con sé la risposta a queste domande.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.
