Sirena bicaudata, marchio bresciano in edizioni veneziane del ’500

Chi si nasconde dietro un’ammaliante Sirena bicaudata con le due code alzate tra le mani che campeggia, come logo aziendale, al frontespizio di parecchie edizioni stampate a Venezia tra gli anni Trenta del Cinquecento e l’inizio del secolo successivo?
Il volume
Quale storia di uomini e libri canta la Sirena? «Venetiis, apud haeredes Petri Rauani et socios, mense Ianuario 1543» recita il colophon della Corona pretiosa la qual insegna la lingua greca volgare et literale, et la lingua latina et il volgar, mentre al frontespizio si legge più enigmatica sottoscrizione «ex sirenis officina». Fornisce risposta a questo e ad altri interrogativi il documentatissimo volume che Severino Bertini, docente di storia nei licei e appassionato ricercatore di storia dell’editoria del Rinascimento, ha appena licenziato per le edizioni Torre d’Ercole di Angelo Brumana, da anni punto di riferimento per le pubblicazioni di alta cultura di argomento bresciano (Il dolce canto della Sirena nel mare del sapere. Storia di una impresa libraria del Cinquecento a Venezia, pagine 300, euro 30).

L’archivio
Questa affascinante e misteriosa insegna è la maschera commerciale di un’intricata sequela di nomi che rimandano al vivace ambiente delle famiglie bresciane trapiantate in Laguna: i Ravani, i Varisco, i Paganini. Le nuove ricerche d’archivio sagacemente condotte da Bertini in quell’immensa miniera che è l’Archivio di Stato di Venezia portano adesso sul tavolo una messe di documenti utili a rischiarare i contorni dell’intera vicenda e riscriverne, anno dopo anno, passaggio dopo passaggio, la storia plurigenerazionale.
La marca editoriale
Pietro Ravani, oriundo di Ghedi, nel 1524 al colophon della Gloria d’amore di Caio Baldassarre Olimpo Alessandri stampata a Venezia con il socio Melchiorre Sessa, già si sottoscrive «Piero da la Serena». Ciò lascia intendere che la libreria sia nata tra il 1522 e il 1524, quando la società tra i due era ancora in corso. Ma la marca editoriale comparve per la prima volta solo dopo lo scioglimento della compagnia: una sirena bicaudata occhieggia dal frontespizio dell’edizione Institutionum grammaticarum libri quatuor di Aldo Manuzio (1526).
Il ruolo da protagonista
Sono i documenti a portare a galla il ruolo da protagonista svolto dalle donne, figure troppo spesso silenti ed evanescenti nella storia dell’editoria rinascimentale, in questa storia. Fu infatti Luchina a reggere il peso dell’insegna de «la Serena» dopo la scomparsa del marito e a far uscire, dopo quasi tre anni dall’ultimo titolo pubblicato, gli Erotemata di Manuele Crisolora con la sottoscrizione del figlio Vittore Ravani e soci. Ma chi erano questi nuovi soci? La risposta viene da altri documenti che confessano strategie, alleanze e parentele tra varie famiglie di stampatori, nonché la capacità di reinvestire i guadagni in altri settori. Una volta al vertice dell’azienda Luchina aveva infatti pensato di farsi affiancare da alcuni componenti della famiglia, a cominciare dal nipote Andrea Obici.
La svolta
La svolta avviene nel 1540. Da un contratto stipulato il 19 gennaio di quell’anno emerge che si dovesse rinnovare una «compagnia tra la honesta madonna Luchina relicta del quondam ser Piero Ravan libraro alla Serena et ser Andrea filio quondam Mathio di Obici, fradello de ditta madonna Luchina, et ser Zuanne quondam ser Martin de Varisco da Gedi, tutti doi librari». Apprendiamo dunque che assieme ad Andrea Obici l’altro socio fosse Giovanni Varisco, anch’egli originario di Ghedi, che aveva sposato Marta, la figlia di Alessandro Paganini e di Daria Rusconi, nipote dunque per linea materna di quel Giorgio Rusconi che dal ducato di Milano all’inizio del Cinquecento si era trasferito in Laguna per intraprendere una fiorente attività di tipografo.
Il matrimonio
È grazie al matrimonio tra Giovanni e Marta che i Paganini, bresciani anch’essi originari di Cigole, entrarono nell’affare della Sirena, restandoci in pianta stabile fino alla fine del secolo. Dietro il contratto del 1540, e un’accorta politica matrimoniale, si dipana dunque una rete commerciale e parentale in cui restano impigliati alcuni dei protagonisti dell’arte del libro a stampa nella Venezia del Cinquecento. Tutto questo raccontano, ancora una volta, i documenti.
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