Sanremo 2023, Coma_Cose: «Noi, il palco e quella memoria nel corpo»

Di ultimi dettagli da sistemare, di incontri, di «memoria corporea», di creative soluzioni grunge e di un riconoscimento di prestigio. Di questo è fatto il pre-Sanremo dei Coma_Cose, combo che fa base a Milano formato dal salodiano Fausto «Lama» Zanardelli e da Francesca «California» Mesiano, che da martedì sarà in gara alla settantatreesima edizione del Festival con il brano «L’addio». Che, nemmeno il tempo di cominciare, ha ottenuto il Premio Lunezia. Grazie al «testo dai delicati intenti - si legge nelle motivazioni -, con raffinati passi lirici e un messaggio semplice e commovente».
I Coma_Cose parteciparono e convinsero al Festival 2021, quello senza pubblico causa pandemia. Lo scorso anno il Covid impedì a Francesca e Fausto di essere ospiti per lo showcase a bordo della Costa Toscana. Quello che sta per iniziare è il loro secondo Sanremo.
Per certi versi, però, è anche un debutto. Fausto: tornate, ma è davvero tutto diverso...
Mi piace definirla la nostra seconda prima volta. Abbiamo fatto le prove. Siamo saliti sul palco dell’Ariston. È stato come se il corpo ci urlasse che eravamo già stati lì. È una sensazione rassicurante. Però so già che quando saremo davanti a «quel» pubblico, le gambe un po’ tremeranno.
Chi la incuriosisce in modo particolare del cast di quest’edizione?
Colapesce Dimartino sono amici, li stimiamo molto. Nei camerini abbiamo conosciuto Rosa Chemical: personalità prorompente, ma a tu per tu è carino, educato, quasi timido. Poi Anna Oxa: il fascino, il mistero, l’eleganza, la voce.
Il suo percorso artistico è cominciato col rap, è proseguito attraverso il cantautorato, l’indie e il pop, per poi trovare un notevole riscontro nazionale con i Coma_Cose, che hanno attinto da tutti questi generi. In gara ci sono anche gli Articolo 31, che hanno scritto pagine importanti dell’hip-hop italiano mainstream...
E pensare che con J-Ax avevamo collaborato a un brano, «Jackpot», per Don Joe. Ma tutto fu fatto da remoto. Ci siamo incontrati nei camerini e ci siamo detti: «Finalmente!». Loro sono entrati nella cultura pop, hanno scritto brani che hanno fatto parte della colonna sonora di una generazione. Li ho visti belli decisi.
Il vostro duetto è con i Baustelle, proporrete «Sarà perché ti amo» dei Ricchi e Poveri. Una triangolazione particolare. Come è nata?
Abbiamo conosciuto di persona Francesco Bianconi e Rachele Bastreghi relativamente poco tempo fa. Avevano già detto di no al Festival, quindi la loro presenza ci onora. Sono sempre stato un loro fan. E a Francesco ho confessato, papale-papale: «Mi sono spesso ispirato a te». Lui, da un po’, stava pensando di rivisitare «Sarà perché ti amo». In studio suonava benissimo. Io ci ho aggiunto un riff di chitarra Anni '90, alla Smashing Pumkins... Una soluzione... creativa!
Dopotutto, nella sua carriera c’è anche tanta gavetta come produttore, pure per diverse band bresciane passate negli anni dal suo studio di registrazione, a Cunettone di Salò. A proposito, c’è ancora quella stanzetta al piano interrato?
Ci passo sempre quando torno a casa per le feste. Dentro ci sono tutti i miei dischi. Che belli riprendeli in mano. Adesso è un po’ la stanza-memorabilia. Ma chissà, un domani...
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