Capo e Cinelli al teatro Santa Giulia con «Liù e Leonèsse»

Quello era un «reduce del passato, stanco di essere stanco»; lui, invece, ha l’energia di un marmocchio col temporale negli occhi. A parte questo, Roberto Capo è bivalente come Giuseppe nei vangeli apocrifi, che secondo De André era «falegname per forza, padre per professione». Lui è factotum per forza («Faccio un po’ di tutto per non lavorare») e attore per professione.
Un attore, ma anche autore, storyteller e formatore, arrivato in palcoscenico dalla porta di servizio. Roberto lavorava come tecnico a Teletutto: da dietro la telecamera raccontava le gesta altrui. Stanco della seconda fila, ha dato spazio al sacro fuoco che gli ruggiva dentro e s’è messo davanti alla telecamera. Gli dev’essere piaciuto; e siccome è pure bravo, ironico e tenace, è ancora lì.
Venerdì 21 marzo alle 20.45 al Teatro Santa Giulia del Villaggio Prealpino (trav. Quinta 5) insieme con Piergiorgio Cinelli debutta con lo spettacolo «Liù e Leonèsse: il racconto dei dieci giorni che hanno fatto Brescia Leonessa». Biglietti (10 euro) e info su teatrosantagiulia.org.
Per capire questo spettacolo bisogna sapere che, quando c’è da incensare Brescia, Roberto prende il turibolo, scatta sull’attenti e fa come Garibaldi: obbedisce.
Non gli costa nulla: ritenendo che la nostra città non sia solo tondino e distintivo, ma anche cultura, storia e cucina, trova soddisfazione a spendersi con ogni mezzo per indurre i bresciani ad amare la propria casa. Libri, spettacoli, conferenze: di laghi o di monti, purché si racconti. Gli abbiamo fatto qualche domanda.
Roberto Capo, la sua è una missione?
Voglio contribuire alla bellezza del mondo – risponde con fiero amor proprio –. Raccontare ciò che di bello c’è a Brescia e provincia è parte di questo percorso. Chiunque la pensa come me è il benvenuto: vedi, ad esempio, l’ex sindaco Del Bono. A volte lavoriamo insieme per raccontare la nostra città: lui con la politica, io col teatro.
Questa volta tocca a Piergiorgio Cinelli…
Con lui ho già collaborato: insieme abbiamo portato in scena «Bórega al cà». Visto che è piaciuto, continuiamo. Ispirato da Vittorio Pedrali, il nuovo spettacolo è l’evoluzione di un connubio tra due persone che amano la loro città. Col nostro stile easy portiamo in scena i dieci giorni che nel marzo 1849 hanno fatto di Brescia la Leonessa d’Italia: io racconto, lui canta le canzoni che ha scritto a bella posta, una per ognuna delle Dieci Giornate.
È un récital in dialetto?
No, anche se il vernacolo non è assente: dette in bresciano, certe battute assumono sfumature diverse, più efficaci.
Ci sarà un seguito?
Questo – chiude Roberto – è il secondo capitolo di una trilogia iniziata con «Brixia indomita», dove raccontavo gli episodi più importanti che hanno fatto la storia della Leonessa, molti dei quali già narrati nella web serie «Ch’él chi chèl lé». Quindi… aspettatevi un terzo spettacolo.
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