Ritorna la polka chinata, ballo popolare salvato dall'oblio

Il 21 torna al Grande «Save the last dance for me»: la danza per soli uomini salvata da Alessandro Sciarroni
La polka chinata come già rappresentata al Grande da due danzatori - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
La polka chinata come già rappresentata al Grande da due danzatori - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

L’anno scorso «Save the last dance for me» aveva avuto un grande successo. La pandemia, tuttavia, era ancora nel vivo e i posti a sedere limitatissimi: ecco perché quella di giovedì 21 aprile è un’occasione ghiotta: alle 19 e alle 20.45 nel Salone delle Scenografie del Grande (ingresso da via Paganora 19), il pubblico potrà assistere (per la prima volta o nuovamente) al lavoro di Alessandro Sciarroni dedicato alla polka chinata, ballo popolare della tradizione bolognese che ha salvato dall’estinzione.

Una danza acrobatica da sagra estremamente curiosa e ipnotica, eseguita qui da Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini. I biglietti sono in vendita al botteghino e su teatrogrande.it a 15 euro, con possibili riduzioni. Abbiamo intervistato il coreografo.

Prime impressioni sul ritorno a Brescia?

Mi fa molto piacere: non capita quasi mai, soprattutto in Italia, di essere chiamato due volte nella stessa città, addirittura nello stesso teatro. Significa che il pubblico ha voglia di vedere, che c’è ricambio.

Solitamente in abbinamento propone workshop per imparare la polka chinata. Rispetto allo scorso anno sono nati nuovi danzatori?

Fortunatamente anche in pandemia siamo riusciti a diffondere i workshop: con meno frequenza, perché in alcuni casi non era possibile, ma ha continuato ad essere un’attività parallela... Quindi la divulgazione non si è fermata. Se all’inizio, nel 2018, i danzatori erano cinque, oggi una ventina di persone la ballano ad un ottimo livello. Si tratta di coloro che hanno seguito percorsi lunghi con me, come quello alla Biennale College di Venezia: un gruppo si concentrò su questa tecnica per circa un mese. Se prendiamo però anche i workshop, sono centinaia le persone che hanno ricevuto un’infarinatura. Solo chi torna con costanza impara fino in fondo la polka chinata, ma i workshop sono una buona introduzione.

Come mai questa danza era solo per uomini?

I miei workshop in realtà sono aperti a tutti, ma nella tradizione si tratta di una danza maschile. A inizio Novecento il mondo della gioventù pre-matrimoniale era molto separato: gli uomini passavano tanto tempo tra loro. Elaborarono quindi questa danza acrobatica, quasi di corteggiamento, dal momento che veniva mostrata alla collettività (e quindi alle donne) durante le feste. Nello spettacolo teniamo fede alla tradizione, mantenendo in scena lo stesso genere; non perché non sia interessante aprire la polka alle donne (cosa che facciamo nei corsi), ma per svelare un livello in più: questo ballo nacque come forma di esibizione per colpire le ragazze, mentre qui mostriamo anche la gioia e la tenerezza che due uomini possono provare attraverso la ripetizione dei passi e della parte acrobatica, che si trasforma, alla fine, in un abbraccio.

Intende salvare altri balli oppure si ferma qua?

Questo è il secondo lavoro che porto avanti sulla danza popolare. La mia idea non è quella di continuare a concentrarmi su essa, ma mai dire mai: questo ballo mi fu proposto dal Festival di Sant’Arcangelo nel 2018 e appena lo scoprii decisi di lavorarci. Chissà che non accada di nuovo la stessa cosa, anche se ora non è la mia priorità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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