Cultura

Riccardo III a Brescia «in scatola, in un contenitore di emozioni»

Elisabetta Nicoli
Luca Ariano, imprenditore, regista di Salò e allievo di Cesare Lievi, affronta Shakespeare nello spazio Hangar 68 di via Zara, dopo i successi a Roma e Milano
Pietro Faiella (a destra) è Riccardo III - Foto Manuela Giusto
Pietro Faiella (a destra) è Riccardo III - Foto Manuela Giusto
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«Ora l’inverno del nostro scontento è diventato gloriosa estate...». Risuoneranno in contemporanea in luoghi diversi le celeberrime parole di Shakespeare per il suo «Riccardo III», in scena a Brescia con differente originalità. Mentre al Teatro Sociale per la Stagione del Ctb Maria Paiato entra nel ruolo del malvagio Duca di Gloucester, debutta domani, nello spazio Hangar 68 di via Zara, dopo i successi a Roma e Milano, lo spettacolo ideato e diretto da Luca Ariano in collaborazione con Pietro Faiella, interprete protagonista.

Originario di Salò, imprenditore in altri campi prima che regista di spettacoli autoprodotti, Luca Ariano inserisce la vicenda in una installazione immersiva che, accanto al primo attore, prevede la presenza di Roberto Baldassari, Gilda Deianira Ciao, Luca Di Capua, Lucia Fiocco, LorenzoParrotto, Romina Delmonte, Liliana Massari, Alessandro Moser. Dal 14 al 25 gennaio la rappresentazione replica alle 20 (alle 15.45 la domenica), per 60 spettatori ogni volta, con ingresso gratuito su prenotazione al numero 347-2581957 (info a questo indirizzo). A Luca Ariano abbiamo rivolto alcune domande introduttive.

Ariano, è casuale la duplice proposta a Brescia del Riccardo III shakespeariano?

«È assolutamente volontaria. Mi è sembrato interessante per gli spettatori poter vedere un diverso approccio. Avevo previsto per questa stagione l’arrivo a Brescia dello spettacolo nato a Roma e poi proposto anche a Milano in due momenti. Incidentalmente è stato programmato a Brescia in questa settimana. Vengo dal lago e da dieci anni di teatro come assistente di Lievi, con inizi a Gargnano e successive realizzazioni in Italia e in Europa».

La «scatola» immaginata dal regista - Foto Manuela Giusto
La «scatola» immaginata dal regista - Foto Manuela Giusto

Originale è la proposta gratuita, in uno spazio non consueto.

«La mia occupazione principale è da imprenditore, il teatro coltivato per hobby mi ha dato mezzi per investire in progetti culturali con un gruppo di collaboratori. È importante che lo spettacolo venga visto. Se nell’impresa vince il profitto, nel campo della cultura è cosa bella che ci s’impegni per la comunità, certo retribuendo chi collabora. L’azione si svolge in un parallelepipedo che comprende palcoscenico, scenografia e pubblico. Hangar 68 ha i requisiti tecnici e logistici per questa realizzazione».

Quali motivazioni hanno portato alla scelta di questa tragedia?

«Mi interessava la storia che parla del potere. Dopo Riccardo III è venuto Macbeth ed è in previsione Amleto. Sono tre diverse storie sullo stesso tema. Trovo Riccardo III un personaggio molto moderno: tra lui e l’obiettivo della corona tutto è funzionale. Qualsiasi cosa è utile allo scopo, ma alla fine la sua amoralità gli si ritorce contro. Macbeth non raggiunge la corona: ci ricade, mentre Amleto è il non-potere. Sono tre storie impegnative, da rendere fruibili in teatro. La vicenda complicata di Riccardo III ci ha spinti ad essere creativi, il riscontro è stato di massima soddisfazione».

Come si attua l’idea «immersiva»?

«Mi sono messo dal punto di vista dello spettatore, progettando la struttura che lo porta dentro lo spettacolo. L’ispirazione della scatola-evento viene da Cesare Lievi: ho sviluppato il concetto ideando lo spazio come un contenitore di emozioni».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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