Cent’anni di Renato Borsoni, un anno di iniziative a Brescia

È lo sguardo di Renato Borsoni a parlare per primo. Un ritratto del 1964 firmato da Danilo Allegri lo immortala nei panni di Boris Alekseevič Trigorin nel «Gabbiano» di Čechov: è l’immagine intensa scelta come volto del progetto «100 anni di Renato Borsoni», presentato questa mattina in Loggia in un clima di emozione alla presenza della sindaca Laura Castelletti, della presidente del Centro Teatrale Bresciano Camilla Baresani Varini, del direttore Gian Mario Bandera e di Camilla e Corrado Borsoni.

Due ricorrenze
Un percorso di iniziative che accompagnerà la città tra il 2026 e il 2027, scaturito dall’intreccio di due ricorrenze ravvicinate: il centenario della nascita di Borsoni – fondatore e primo direttore del Ctb – e, l’anno successivo, il decennale della sua scomparsa. Al centro, la volontà di restituire la complessità di una figura poliedrica, capace di segnare la storia culturale bresciana e nazionale.
Attore, regista, scrittore, grafico pubblicitario, intellettuale militante, Borsoni è stato soprattutto un costruttore di visioni, capace di tenere insieme l’istanza dell’avanguardia e l’idea di un teatro pubblico come servizio culturale. Ha attraversato il Novecento portando a Brescia una tensione costante verso l’innovazione, il rischio e il pensiero critico. Con la Compagnia della Loggetta prima e con la nascita del Centro teatrale bresciano poi, ha contribuito a fare della città un laboratorio permanente, aperto, sì, ai grandi nomi della scena nazionale e internazionale, ma anche alle nuove generazioni di artisti.
Il programma

La sindaca Castelletti, aprendo l’incontro, sottolinea: «Si sente la mancanza della sua intelligenza, del suo spirito critico e della sua creatività. Lo ricordiamo come un visionario». E proprio nel solco di questo spirito poliedrico si innesta l’impianto del progetto: un percorso che intreccia studio, testimonianze e materiali, realizzato in sinergia dal Centro Teatrale Bresciano con il Comune e in stretta collaborazione con la famiglia. Si comincia il 2 marzo alle 17, al Teatro Borsoni, con «Visioni. Atti unici e progetti»: un pomeriggio di racconto corale (ingresso libero) con le voci di chi ha incrociato l’esperienza borsoniana. Sul palco, tra gli altri, ci saranno Tino Bino, Nino Dolfo, Gianfranco Capitta, Nanni Garella, Silvano Sbarbati, Pierangelo Ferrari e Manlio Milani.
In autunno sarà invece la volta della mostra diffusa in due sedi: al Mo.Ca. (dal 3 ottobre al 15 novembre) «Progetti», percorso storico-critico sul lavoro culturale e grafico di Borsoni; in Cavallerizza (fino all’8 novembre) «Sguardi», mostra fotografica e documentaria sull’attività teatrale. Entrambe le mostre saranno curate da Andrea Cora, responsabile del Centro Studi Ctb e da Camilla e Corrado Borsoni.
Una scelta su due sedi, pensate in dialogo tra loro, che convince, come sottolinea la sindaca Castelletti: «La Cavallerizza è il luogo della fotografia ed è uno spazio storico, mentre il Mo.Ca. è il luogo delle nuove culture: è fondamentale che il lavoro e il linguaggio di Borsoni arrivino alle generazioni più giovani come stimolo». A completare il percorso, nella primavera 2027, una monografia nella collana «I Quaderni del Ctb» che approfondirà il ruolo fondativo di Borsoni per il teatro bresciano, in uscita in prossimità del decennale della morte, il 2 marzo. Il volume raccoglierà anche i materiali, le testimonianze e le riflessioni prodotte nel corso degli incontri e delle iniziative del progetto.
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