Cultura

Prigionieri arrostiti e mangiati per vendicare Tebaldo Brusato

Un episodio di cannibalismo bresciano del 1311 nel libro di Luca Addante relativo al «tabù supremo»
In una stampa tedesca del ’400 la brutale esecuzione di Tebaldo Brusato  © www.giornaledibrescia.it
In una stampa tedesca del ’400 la brutale esecuzione di Tebaldo Brusato © www.giornaledibrescia.it
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È fresco di stampa lo studio di Luca Addante, professore di Storia moderna dell’Università di Torino, che propone un’indagine su casi di cannibalismo occorsi in Europa a partire dal XIV secolo. L’opera, dal titolo «I cannibali dei Borbone. Antropofagia e politica nell’Europa moderna» (Laterza, 178 pagine, 20 euro), parte da Napoli, ma poi allarga l’orizzonte ad altre città italiane e europee. Pochi sanno che anche a Brescia si ebbero episodi di cannibalismo. Abbiamo approfondito il tema con lo stesso autore.

Prof. Addante, l’epigrafe del suo libro riporta la nota citazione di Marc Bloch che tratteggia il «bravo storico» come l’«orco della fiaba. Egli sa che là dove fiuta carne umana, là è la sua preda». Mai citazione fu più calzante per un libro... La ringrazio. In effetti, quella che per Bloch era un’efficace metafora qui può apparire con tratti realistici. Finora si è ritenuto che il cannibalismo non riguardasse l’Europa, salvo i casi indotti da fame. Mentre quella violenza suprema era ampiamente diffusa da noi, ben al di là della fame, che in realtà nelle decine di casi che documento non c’entrava quasi mai niente. Credo, invece, che fosse un rito magico proprio della cultura popolare con un significato politico. Dalle lotte tra guelfi e ghibellini (in cui rientra il caso bresciano) all’affermazione delle Signorie medievali, dal Sacco di Roma alle guerre di Religione in Francia, dalla Rivoluzione inglese a quella francese ad altri casi in cui la politica è al centro.

Da più di vent’anni è apparsa sulla stampa e sulla rete, con irruenza, una corrente culturale che rifiuta il Risorgimento e prova nostalgia per la monarchia meridionale delle Due Sicilie: stiamo parlando dell’ondata neoborbonica. Uno dei miti fondativi della «vulgata neoborb» dà avvio alla sua ricerca e costituisce il cuore della narrazione. Di cosa si tratta?

Da qui è partita la ricerca. Dopodiché, scoprendo i primi casi di antropofagia ho diretto l’indagine al di là del caso napoletano: i Borbone del titolo non sono solo i Borbone di Napoli. A ogni modo, i neoborb sono segno dei nostri tempi, dell’incalzante rimozione dalla società occidentale della cultura storica, antidoto principe alle false notizie, e del tracimare di rivendicazioni locali (oggi li chiamano sovranismi), che invece di fondarsi sulla storia reale inventano una storia ideale. Pensi ai miti sulla Padania. E per il Sud ai Borbone, immaginati come progressivi, mentre fu una delle dinastie più reazionarie e sanguinarie d’Europa.

Rispetto all’Europa, il cannibalismo - lei scrive - è un «tabù supremo, sia per le tradizioni culturali di greci e romani sia per quelle di ebrei e cristiani». Il cannibale in Occidente è sinonimo dell’«altro», del «barbaro», del «selvaggio», del «mostro». Quali conseguenze ha avuto questo pregiudizio nella riflessione culturale europea moderna? «Cannibali» è un neologismo coniato da Cristoforo Colombo, per un fraintendimento. Gli «altri» mangiavano carne umana, quindi andavano «civilizzati».

Fu un argomento cruciale nella brutale colonizzazione del mondo extra-europeo. Ciò amplificò un dispositivo di censura sui casi occorsi in Europa, perfino da parte di pensatori avanzatissimi come Montaigne e Rousseau. Così in Europa il tabù dell’antropofagia è divenuto un rimosso. Pratica orrenda, che non ci riguarda. Invece, ci riguarda eccome. Chiudiamo con una battuta sul caso bresciano. Siamo nel 1311. Le truppe dell’imperatore Enrico VII di Lussemburgo discendono in un’Italia sconvolta dalle lotte intestine tra guelfi e ghibellini. Cosa accadde quando posero l’assedio alla nostra città? Il leader della rivolta bresciana, Tebaldo Brusato, cadde in mano ai nemici e fu fatto a pezzi. Allora i Bresciani straziarono dei prigionieri (tra cui un nipote dell’imperatore), e «tuti li arustivano e li mangiavano», come rivela una testimonianza coeva.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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