PontedilegnoPoesia, la natura a rischio è la protagonista dei libri

La Natura che rischiamo di perdere e di cui siamo parte è la grande protagonista dei tre libri presentati ieri, nel secondo incontro di PontedilegnoPoesia. Questa mattina alle 11, nell’auditorium di via Salimme, arriva a compimento con la cerimonia del Premio la quindicesima edizione del concorso di poesia edita, promosso dall’associazione MirellaCultura con Pro loco e Biblioteca Civica.
Le opere
Il titolo, «Prima di nascere», sottintende il grande quesito, da dove veniamo? «Il libro parte dal nostro essere sospesi tra l’esserci e il non esserci. Anche il filosofo Emanuele Severino – osserva Claudio Damiani, autore del libro pubblicato da Fazi Editore – ricorre all’immagine del trapezista lasciato in sospeso sul vuoto. L’appiglio erano le verità che non abbiamo più, la risposta può essere dentro la stessa natura di cui facciamo parte: non ce la dà la scienza, possiamo avere solo speranza. Abbiamo bisogno noi della natura, mentre a nostre spese ci si allontana, secondo il modello di vita urbano novecentesco. La poesia, come la mente, la devi spingere avanti fino a coprire l’universo: non lo puoi conoscere, ma lo puoi abbracciare. Era l’idea dei filosofi antichi: Parmenide, Eraclito. Dalla scienza impariamo molte cose, senza sapere niente. Siamo al terzo stadio dell’evoluzione che è stata prima fisica, poi biologica ed ora è l’uomo che evolve attraverso la tecnica: è lei che guida noi, non sappiamo dove ci porta. La natura ci parla, ha qualcosa da dirci: l’uomo che ha abbandonato la verità può arrivare a vedere la firma interna della natura».
Claudio Damiani ha partecipato all’incontro da remoto e dunque, da regolamento, non potrà partecipare la voto della giuria ma solo a quello del pubblico.
Gli animali di «Amuleti»
Paesaggi e creature animali e vegetali sono gli «Amuleti» della prima parte del libro di Lorenzo Pataro (Ensemble Edizioni). Corrispondono, spiega il giovane poeta, «a una dimensione panica, di comunione, che stiamo perdendo nel nostro rapporto con ciò che chiamiamo Natura e che in realtà corrisponde al nostro essere parte di un tutto, di un mistero. Nella seconda sezione del libro c’è un’aspirazione a tornare alla dimensione prenatale passando attraverso una ferita, un dolore. C’è un’urgenza di poesia in questo mondo scompigliato: dà conforto e al tempo stesso riesce a contemplare e narrare l’orrore, le brutture. Bisogna avere il coraggio di avvicinarsi a quel che la poesia mette a nudo, con una possibile caduta nel baratro e con possibilità di avere conforto. Di trovare risposte: la poesia rivela luce, rispetto al buio che ci circonda. Nasce in dimensione intima, aperta all’altro ed è una sfida: mentre gli spazi per la poesia sono sempre meno nel dibattito, si sta però aprendo una strada nuova nei social, che danno possibilità di esprimersi, di comunicare e di avere un dialogo fertile».
Bilinguismo tra le cicale
Hanno una duplice versione, italiana e in dialetto trevigiano, le poesie nel libro di Vito Santin «Nel vento delle cicale» (Ronzani Editore). «Vivo in un paesino con vocazione agricola, in una zona collinare vicino a Conegliano – dice l’autore –; nelle mie poesie c’è un ritorno a quel mondo, mitico ormai, in cui la natura trionfava e le cicale in estate erano sempre presenti. Si ritrovano aspetti di un vivere quotidiano in semplicità e nel rispetto della natura. Gli avi contadini hanno dato un nome alle cose, ma se tante cose non ci sono più si perde anche il nome, il vocabolario tende ad assottigliarsi e magari si aggiungono parole straniere. Nel Veneto vige un po’ il bilinguismo, il dialetto mantiene una sua influenza: faccio tesoro della mia lingua materna e dell’apporto di un vocabolario variegato e ricchissimo della gente di qui. Dopo la morte di mia madre ho voluto dedicarle qualche verso e ho scoperto nella lingua delle madri sottigliezze che la valorizzano. Me ne sono ri-innamorato e ho pensato che potesse diventare lingua di poesia. La poesia è ricerca di bellezza, di conoscenza e, al fine, di salvezza. Si avvale di memoria e di sentimenti e quando questi toccano il lettore, la poesia diventa condivisa, più universale».
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