«Con Santa Teresa do voce alle donne forti: ne avete anche a Brescia»

Pamela Villoresi torna in città («mi avete adottato») sabato 30 maggio al santuario di Sant’Angela Merici con una «intervista impossibile» alla Santa mistica, tra parole e musica
Elisabetta Nicoli
L'attrice Pamela Villoresi - © www.giornaledibrescia.it
L'attrice Pamela Villoresi - © www.giornaledibrescia.it

Cinque secoli non scalfiscono la forza del messaggio di Santa Teresa d’Avila, affidato alla voce recitante di Pamela Villoresi nell’«Intervista impossibile» sabato 30 maggio: a condurla, con l’accompagnamento di Giulio Tampalini alla chitarra, alle 20.30 nel Santuario di Sant’Angela Merici di via Crispi a Brescia, sarà il giornalista Fabio Larovere, per la drammaturgia di Michele Di Martino. Lo spettacolo «Teresa d’Avila. Un’intervista impossibile» è ideato come un incontro, al di là del tempo, con la testimonianza di una donna che ha concepito l’esistenza come preghiera ininterrotta e come azione instancabile verso il prossimo. Ce ne parla l’attrice Pamela Villoresi.

Come si è avvicinata a questa figura?

«La mia particolare ammirazione nacque più di trent’anni fa. Ero in tournée con Strehler in Spagna, in un giorno di pausa presi l’automobile e andai ad Avila: rimasi folgorata alla visione della statua, di una tale potenza che non poteva certo riferirsi ad una persona sottomessa. Ho poi letto non tutti ma quasi i libri che ne parlano e quando per la Radio Vaticana mi chiesero un’«intervista impossibile» proposi Teresa d’Avila. Michele Di Martino ha molto approfondito il tema e per i cinquecento anni dalla nascita, nel 2015, in accordo con il Movimento ecclesiale carmelitano è stato realizzato uno spettacolo, con più persone e più musicisti. L’Intervista è stata portata varie volte in teatro, per la prima volta ha l’accompagnamento della chitarra, che dà più calore del pianoforte: è a mio parere più appropriata. La musica per Teresa era molto importante, come veicolo immediato, strada privilegiata verso Dio».

Come viene tracciato l’itinerario biografico e spirituale di questa Santa, mistica e riformatrice?

«Ciò che dico è preso dagli scritti. Entrata nel Convento dell’Incarnazione, lei di famiglia importante aveva colloqui e bei vestiti, ma non era contenta. Stava male fisicamente e psicologicamente, stava per morire e per lei avvenne il grande salto. Trovò aiuto e le prime donazioni, per fondare nuovi conventi, ispirati alla regola originale del Carmelo. La sua riforma coinvolse anche l’Ordine maschile. Tutto questo comportava un impegno mastodontico per la stesura di regole, documenti, richieste di permessi. Al tempo stesso lei scriveva e meditava, privilegiando l’orazione interiore, silenziosa. Ad Avila la statua di marmo ne testimonia la determinazione, a Roma abbiamo l’Estasi del Bernini. Una cosa dava forza all’altra. La sua intraprendenza disturbò la Chiesa ufficiale: subì ben due processi e li vinse».

Quale messaggio risuona con particolare attualità?

«Lo esprimerò con una sua poesia, alla fine: «Niente ti turbi, niente ti spaventi, tutto passa. Dio non muta, con la pazienza tutto si ottiene, a chi ha Dio non manca nulla, solo Dio basta». È un messaggio di resilienza e pazienza».

Con Brescia lei ha un legame speciale, ed è significativa la collocazione dello spettacolo nel Santuario dedicato alla quasi coeva Santa bresciana Angela Merici.

«Torno con grande piacere a Brescia, città che mi ha adottato, con uno dei personaggi che ho più amato. Riprenderò la collaborazione con il Festival delle Dieci Giornate, adesso che è finito il mandato alla direzione del Teatro Biondo di Palermo. Di esempi di donne forti ne avete un bel po’: avete un esercito di donne teresiane!».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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