Cultura

Lucchi: «Nel mio nuovo libro miseria, povertà e colpe dei padri»

A marzo uscirà il libro secondo della serie «I guardiani della memoria» e oggi il suo primo romanzo destinato ad un pubblico adulto, «Il giardino dei fiori infelici»
Nicola Lucchi - © www.giornaledibrescia.it
Nicola Lucchi - © www.giornaledibrescia.it
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Quando si chiede a Nicola Lucchi di descriversi lo fa con semplicità: «Sono uno sceneggiatore e un autore. Scrivo storie per lavoro e passione». Quarantacinque anni, si muove per lavoro tra la sua Valcamonica e Los Angeles. Quella dello scrittore è una professione che conserva un fascino misterioso per molti, ma lui, che ha pubblicato con Gribaudo, La Nave di Teseo ed è stato tra i 12 semifinalisti del Premio Strega ragazze e ragazzi 2024 con «Daniel Ghost e il segreto delle miniere», con il tono calmo che lo contraddistingue spiega: «Ho cominciato a scrivere in terza media e non ho mai smesso. Alle superiori, poi, ho cominciato con il cinema e 6-7 anni fa la scrittura è diventata un lavoro. Ho letto e scritto tanto. Nessuno mi ha mai detto che avrei potuto fare lo scrittore. Devo tutto ai libri e alla passione per le storie».

Questo è un momento importante per Lucchi che nella sua produzione ha molta letteratura per ragazzi: a marzo uscirà il libro secondo della serie «I guardiani della memoria» e oggi il suo primo romanzo destinato ad un pubblico adulto, «Il giardino dei fiori infelici» per Neo Edizioni, vincitore del «Premio nazionale di narrativa 2025» della casa editrice abruzzese.

Nicola, partiamo proprio da quest’ultimo romanzo.

«È un libro cupo, che parla di miseria e povertà. I temi sono la colpa dei padri che ricade sui figli, e il silenzio. È ambientato nel periodo che va da poco prima la Seconda guerra mondiale agli anni Cinquanta. È un romanzo che non lascia speranze o spiragli di luce, forse l’unico personaggio che ha un cuore puro è la narratrice, Olga, la madre di Lucas, condannato per aver ucciso dei bambini. Nel suo racconto a don Raffaele emerge la storia della sua famiglia che si mescola a quella della comunità. Questo è un romanzo su cui scommetto molto».

A cosa altro sta lavorando?

«A maggio dovrebbe uscire una mia biografia per Bompiani, ma non posso ancora dire nulla».

Invece a marzo uscirà il secondo libro della serie «I guardiani della memoria» per Gribaudo. Un libro per ragazzi che, però, appassiona anche gli adulti a cui piacciono i romanzi fantasy o distopici.

«Sono libri che nascono riflettendo sui concetti di ricordo e di memoria: da bambino giocavo a trovare il mio ricordo più antico e sono risalito ad alcuni episodi, anche molto definiti e ben collocati nel tempo. Poi mi sono imbattuto in un ricordo che, quando sono andato a verificare, ho scoperto che era fasullo dato che ero troppo piccolo per ricordare. Da lì ho capito quanto siano manipolabili i ricordi: sono frutto del tempo che scorre e dei ricordi di altri. Da lì ho pensato a questa storia con al centro chi sa manipolare la memoria».

Un racconto attuale, in questo periodo storico nel quale è difficile trovare l’equilibrio e la verità.

«Siamo nell’era delle fake news: si fa molta più fatica a smentire una notizia falsa che a crearne una da zero. Siamo in un periodo in cui si sta cercando di riscrivere la storia, ma bisognerebbe cercare la verità delle cose. Questo è un aspetto delicato».

È importante per i ragazzi...

«Credo che la letteratura per ragazzi possa parlare di qualsiasi tema. E che questo tema sia importante perché i ragazzi passano metà della loro vita su internet. È essenziale farli riflettere su qualcosa che diamo per scontato come il ricordare o il dimenticare. E la manipolazione della memoria la vediamo tutti i giorni, pensiamo a come è cambiata la visione del colonialismo: fino a qualche decennio fa era visto come civilizzazione, ora sappiamo che ha fatto disastri».

Al centro della sua storia ci sono due gemelli, scoperte continue e riferimenti culturali di chi è cresciuto negli anni Ottanta e Novanta.

«La storia ha influenze letterarie, di Philip Pullman e Ray Bradbury, e cinematografiche, come “Big Fish” di Tim Burton. Volevo scrivere qualcosa che fosse un viaggio nella mente e nello spazio, tra Italia, Francia e Inghilterra. Un romanzo complesso che ha più livelli di lettura e sotto trame, molti personaggi: ho dovuto creare il mondo degli mnemonisti con le sue leggi e fare in modo che tutto tornasse».

Il tempo non è quello attuale...

«Immagino un futuro distopico con un modo sconvolto dalle guerre, nel quale la tecnologia è arretrata e molte cose, come l’arte e la letteratura, sono state dimenticate. I protagonisti hanno un passato cancellato e non hanno radici solide».

Quanto ci ha messo per costruire l’impalcatura e scrivere il romanzo?

«La parte più complessa e divertente è quella di scrivere la scaletta del romanzo che, essendo piena di colpi di scena e sotto trame, deve tornare. Poi la scrittura ha occupato tre mesi per ogni libro».

Ultima cosa: una riflessione sulla letteratura fantastica che solitamente viene vista come di serie B...

«Io vedo prodotti bellissimi. Sono cresciuto leggendo libri dell’orrore, oggi ne leggo meno, ma ne riconosco il valore. Leggere da adulti fantasy o fumetti non vuol dire essere adulti poco cresciuti, ma vedere il mondo con occhi diversi. Con la fantasia».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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