«Nata contro», la filosofia per lenire il dolore per un padre distante

«Raccontare il male è il primo passo per disinnescarlo». Così scrive Maria Rita Parsi nell’introduzione a «Nata contro» (Mimesis, 82 pagine, 10 euro), il libro in cui Francesca Nodari riprende il filo di un racconto doloroso: quello del rapporto con un «padre padrone – distante, violento, bestialmente cattivo», che la rifiutò al punto da chiamarla «ex figlia». Una vicenda già ripercorsa alcuni anni fa in un volume, «Storia di Dolores. Lettera al padre che non ho mai avuto», che sarà presto ristampato; condensata qui in pagine nelle quali Nodari – fondatrice e direttrice scientifica del festival Filosofi lungo l’Oglio, nel 2026 alla ventunesima edizione – fa appello alla filosofia per interpretare i fatti alla luce di una riflessione su come sia possibile, seguendo il pensiero dell’amato Lévinas, «nel bruciore della sofferenza distinguere la fiamma del bacio divino».

Il percorso
«Nata contro» uscirà venerdì. Sarà presentato giovedì 5 marzo alle 17.30 nella Libreria dell’Università Cattolica, in via Trieste 17/d a Brescia. Con l’autrice interverranno Marina Calloni, docente di Filosofia politica e sociale all’Università di Milano-Bicocca, e il giornalista Tonino Zana. All’incontro avrebbe dovuto partecipare Maria Rita Parsi, ma la nota psicoterapeuta e scrittrice è mancata all’improvviso all’inizio di febbraio. La dedica che Nodari le rivolge nel libro è così divenuta un omaggio postumo «al suo ascolto incessante e autentico, al suo encomiabile magistero, alle sue parole vibranti e profonde, alla sua passione travolgente, alla sua umanità».
«Per me – ricorda ora Nodari – Maria Rita Parsi era come una seconda mamma, la interpellavo sempre quando avevo qualcosa di importante da decidere. Accanto al parere di mia madre c’era il suo. Era la madrina del festival, nel quale ha creduto fin dalla prima edizione. Le sarò eternamente grata per avermi formato e sostenuto, e per avermi “imposto” di scrivere questi libri sulla mia vicenda privata».
Una moderna Antigone
«Nata contro» è una delle etimologie di Antigone: nel racconto declinato in terza persona, Nodari ha scelto di dare alla protagonista il nome dell’eroina sofoclea. Un’Antigone, scrive Parsi, «figlia del nostro tempo, imprigionata non da mura di pietra ma da quelle invisibili dell’indifferenza, dell’omertà, del pregiudizio». Una donna che, pur sentendosi «murata viva», sceglie di condividere non l’odio, ma l’amore: «Qui non c’era da rivendicare la giusta sepoltura di Polinice – chiarisce l’autrice – ma la pietas nei confronti di un uomo ridotto in fin di vita con l’aggravante che quell’uomo, che era suo padre, l’aveva rimossa dalla sua vita, come se lei fosse già morta».
Al centro del racconto è infatti l’ultimo, drammatico incontro con il padre morente, ricoverato dopo un incidente. La figlia a cui l’uomo non rivolgeva la parola da oltre 20 anni, la donna la cui lingua «non era in grado di pronunciare la parola papà», si ritrova all’improvviso a dover prendersene cura e a fronteggiare un ultimo, definitivo suo rifiuto. Tutto avviene all’inizio del 2020, con la sofferenza accresciuta dalla pandemia da Covid.
Vicinanza alle donne
Dice Francesca Nodari: «Non ho voluto cedere al trascolorare delle cose, ma lasciare una traccia di quanto avevo vissuto, con dignità e coraggio. La scrittura è stata un balsamo che lenisce le sofferenze pur senza cancellarle. Il mio è anche un modo per manifestare vicinanza a tutte le donne che si trovano in situazioni difficili: sto male quando sento le cronache che annunciano l’ennesimo femminicidio».
Nel momento più doloroso, l’autrice ricorda una poesia di Nelly Sachs: «…io metto le tue lacrime in queste parole: la tua angoscia comincia a rilucere». A soccorrerla giunge la filosofia, «intesa non solo come conoscenza, ma hegelianamente come possibilità di “apprendere il proprio tempo con il pensiero”. E levinasianamente, non solo o tanto, come “amore della saggezza”, bensì come “saggezza dell’amore”».
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