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Cultura e spettacoli

Da venerdì 4 settembre Lonato epicentro della musica col Festival Jazz

Fulvio Sigurtà presenta la tre-giorni: «Jazz "cameristico" da ascoltare con attenzione, lo chiede anche il pubblico». Omaggi a Mingus e Evans, il piano di Marcotulli
Giacomo Baroni
Il trombettista Fulvio Sigurtà
Il trombettista Fulvio Sigurtà

«Quest’anno abbiamo scelto di seguire un’idea cameristica del jazz. Vorremmo fare poco rumore, mettere l’ascoltatore nelle condizioni di andare verso la musica più che il contrario». Fulvio Sigurtà sintetizza così la quinta edizione di Lonato Festival Jazz, rassegna in programma da venerdì 4 a domenica 6 settembre nel cortile di Palazzo Zambelli, sede della Biblioteca Comunale (via Zambelli 22) della cittadina dell’entroterra gardesano.

Nel cartellone della rassegna diretta dal trombettista bresciano ci saranno Matteo Alfonso e Giovanni Maier con una rivisitazione delle composizioni di Mingus; il trio di Bebo Ferra, Dario Deidda e Jorge Rossy si confronterà con Bill Evans; mentre Rita Marcotulli porterà a Lonato uno spettacolo in piano solo. «L’esperimento è quello di recuperare una visione raccolta e intima della musica – spiega Sigurtà –. L’unica formazione con la batteria è quella con Jorge Rossy, batterista nel trio di Brad Mehldau. Lui è anche un vibrafonista e quindi ha una visione dello strumento personale, suonato in punta di piedi». Tutti i concerti si terranno alle 21 e sono a ingresso libero.

Il cartellone

Ad aprire la manifestazione, venerdì, sarà il trio che vede il bresciano Francesco Assini alla tromba, Alessio Paglia al pianoforte e Sofia Polimeno alla voce. La formazione riunisce tre dei più promettenti allievi del Dipartimento Jazz del Conservatorio di Rovigo, dove Sigurtà insegna. «A partire dalla prossima edizione ci piacerebbe proporre un’apertura simile per ogni concerto. Vorremmo fare del festival una vetrina per la futura leva jazzistica, rendendo strutturale la partecipazione dei nuovi talenti provenienti da diversi conservatori. Se per i musicisti della mia generazione è stata dura trovare spazio nel panorama, per loro sarà molto più difficile ed è giusto dare una mano». A seguire, in «Mingus Revisited», Alfonso al pianoforte e Maier al contrabbasso ne rileggeranno le composizioni partendo dalla loro essenza.

Sabato, il trio con Ferra alla chitarra, Deidda al contrabbasso e Rossy alla batteria accosterà i pezzi più celebri di Bill Evans a brani originali, coniugando delicatezza ed energia improvvisativa. Domenica, Rita Marcotulli presenterà al festival il suo «Autoritratto»: una carriera lunga oltre trent’anni che rivive in un percorso improvvisato al pianoforte tra brani originali, richiami al cinema e alla canzone d’autore.

«In questi cinque anni ho notato che nella nostra platea si è formato un piccolo zoccolo duro di persone che forse non avevano mai seguito il jazz. Si sono fidati della qualità delle nostre proposte – sottolinea Sigurtà –. Nella programmazione non abbiamo mai fatto sconti, è sempre musica per appassionati, per chi ha voglia di cose particolari. Mi ha fatto riflettere come il pubblico nella scorsa edizione abbia manifestato fastidio verso gli elementi di disturbo esterni ai concerti. Alcune persone iniziano a sentire la necessità di ambienti raccolti, dove immergersi nell’ascolto senza distrazioni. Non sono più disposte al casino e alla baruffa. Credo che sia un discorso anche di educazione musicale: probabilmente quando siamo partiti cinque anni fa non sarebbe accaduto. È una grande conquista».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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