Sanremo 2026, le pagelle della serata dei duetti in tempo reale
Maxi serata di duetti e cover. La prima, del Festival di Sanremo, che assegna un premio. Ecco il racconto della penultima serata del Festival di Sanremo 2026. Renga, con Giusy Ferreri («Ragazzo solo, ragazza sola» di David Bowie con testo di Mogol) e Nayt con la gardesana Joan Thiele («Canzone dell’amore perduto» di De André). Le esibizioni dei bresciani sono attese a tarda ora.
Elettra Lamborghini e Las Ketchup, «Aserejé»
Si può essere snob e cassare questa canzone come «one-hit wonder» inutile. Chi desidera farlo è naturalmente liberissimo. C’è chi appartiene alla categoria che sta dalla parte opposta (prima diventa one-hit-wonder, poi se ne parla) e apprezza, comunque. L’interpretazione è francamente identica all’originale, però, balletto incluso. Insomma: momento festa giusto per scaldare la serata.
Eddie Brock e Fabrizio Moro, «Portami via» (Fabrizio Moro)
Che Eddie Brock sia il nuovo Fabrizio Moro? Dopo un momento di festa, ecco subito una canzone introspettiva. Come passare dalla quinta alla seconda se hai davanti un tamponamento. Francamente, trascurabile.
Mara Sattei e Mecna, «L’ultimo bacio» (Carmen Consoli)
Qui ci si divide in due. C’è chi tollera la canzone pop a cui viene aggiunta una parte rap nuova, e c’è chi si chiede perché. In mezzo, tra le sfumature, c’è chi ascolta con potenziale interesse, ma finisce per ritenere che l'esperimento non aggiunga davvero niente.
Patty Pravo e Timofej Andrijashenko, «Ti lascio una canzone» (Gino Paoli)
L’onestissima scelta di un’artista iconica che sceglie un brano di un collega altrettanto importante e si fa accompagnare da un danzatore.
Levante e Gaia, «I maschi» (Gianna Nannini)
Performance complice e piuttosto ammiccante tra le due. Una botta di 1987, stagione rievocata con rispetto e modernità. Senza aggiungere e senza togliere. Piacevole. Il migliore, fin qui.

Malika Ayane e Claudio Santamaria, «Mi sei scoppiato dentro il cuore» (Mina)
Retrò e di classe, all’improvviso, come recita il testo. Malika, in questo Festival, sta sbagliando davvero poco. Specie nelle scelte.
Bambole di Pezza e Cristina D’Avena, «Occhi di gatto»
Da quando è stato annunciato, va ammesso, era una delle cover più attese. Il cartoon-rock vince a mani basse. L’effetto coro è immediato, anche in sala stampa. E la trasformista D’Avena sembra una Bambola di Pezza. E le Bambole di Pezza abbandonano il pop del loro brano in gara mettendoci dentro un pezzo di «Whole lotta love» degli Zeppelin.
Dargen D’Amico e Pupo con Fabrizio Bosso, «Su di noi» (Pupo)
Una sorta di «Minchia signor tenente» nella strofa e la virata pop-dance con l’ospite toscano. In mezzo c'è anche anche «Gam gam». Tra le proposte più particolari e da applaudire.
Tommaso Paradiso e Stadio, «L’ultima luna» (Lucio Dalla)
La coraggiosa scelta del già Thegiornalisti di chiamare sul placo una band che vinse Sanremo ma, di certo, oggi non è «in hype». Meglio Curreri di Tommy, ma nel complesso tutto funziona.
Michele Bravi e Fiorella Mannoia, «Domani è un altro giorno» (Ornella Vanoni)
Bravi prosegue il proprio Festival «in famiglia» con l’amica Mannoia, veterana dell’Ariston. I due si rendono protagonisti di una performance convincente, sebbene senza immensi acuti.
Tredici Pietro con Galeffi e Fudasca, «Vita» (Gianni Morandi-Lucio Dalla)
Tredici Pietro canta il papà, e papà Gianni Morandi si materializza sul palco e quasi gli ruba la scena A chi piace vincere facile? Tanti applausi dall’Ariston.

Maria Antonietta & Colombre e Brunori Sas, «Il mondo» (Jimmy Fontana)
Il brano è immortale. La versione che il trio propone, forse, è invece un po’ leggerina, sebbene in crescendo. Da loro ci si poteva aspettare meglio.
LDA & Aka 7even eTullio De Piscopo, «Andamento lento»
Una bella botta di groove che fa alzare la platea dell’Ariston e pure i giornalisti in sala stampa. Esecuzione rispettosa, come è giusto che sia, con Tullio sul placo. Ottant’anni e non senti.
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