Renga, il video del brano di Sanremo con i bimbi nella Brescia antica

Bambini che giocano a «Uno due tre, stella!», foglie secche mosse dal vento, un fisarmonicista venuto apposta da Borno, e poi lui, che sembra divertirsi più di tutti. Francesco Renga, trench blu e l’inconfondibile sorriso aperto, era ieri in centro città per le riprese del video che accompagnerà «Il meglio di me», brano con cui sarà in gara al Festival di Sanremo tra poco meno di un mese. Un brano che il conduttore Carlo Conti ha definito «classico, ma moderno», in occasione degli ascolti sanremesi riservati agli addetti ai lavori.
Nell’ex convento
Il gruppo non è passato inosservato ieri pomeriggio tra i vicoli del Carmine, con una dozzina di bambini accompagnati dai genitori e una troupe armata di macchina da presa, schermi e strumentazioni varie. Visibili ma anche abbottonatissimi, dopo la firma del contratto di riservatezza che impone il silenzio fino all’uscita della clip.
Tra i ciak, riprese nell’ex convento di Santa Chiara ora sede della Facoltà di Economia, con la scenografica scalinata settecentesca a catturare lo sguardo. Poi in via Pulusella, davanti alla facciata sgarrupata di un’antica chiesetta dove i ragazzini hanno messo in scena il celebre gioco, «Uno due tre, stella!», e hanno mimato l’atto si seguire con lo sguardo un palloncino che si alza in volo nel cielo. Immagini che dovranno poi essere montate e prenderanno vita grazie alle note e alla voce di Francesco.
«Sono tutti figli miei!» ha scherzato Renga sorridendo e accarezzando con lo sguardo tutto il gruppetto. Gentile e disponibile, hanno confermato le comparse per un giorno, emozionatissime. Ed è bello che Renga abbia scelto la sua Brescia, ed alcuni tra gli angoli più suggestivi del centro storico, per raccontare un brano che parla di pugni chiusi in tasca e del tempo che passa, nell’auspicio che una «lei» rimasta nel cuore possa accogliere «il meglio di me» che dà il titolo al pezzo.
Melodia e nostalgia, insomma, a cui i muri della città antica possono fare da efficace cornice. Intorno alle cinque «liberi tutti»: i bambini salutano e ringraziano per l’opportunità. Resta il fisarmonicista, in attesa di indicazioni ulteriori. «Ho preso ferie per venire giù dalla valle» racconta con un sorriso. Essere qui sembra essere già una ricompensa.
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