Bob Dylan che assiste incuriosito al concerto di Neil Young nel backstage, celato da un mixer; Keith Jarrett che sul palco pretende una temperatura costante, infine ottenuta (a fatica) attraverso un complicato gioco di ventilatori e sistemi di refrigerazione; Rod Stewart che canta sotto il temporale e il pubblico fa una imprevista doccia (con lo) scozzese.
Sono aneddoti di stagioni passate, ricordi di estati bresciane con una concentrazione pazzesca di concerti iconici. Come quella del 2001, forse irripetibile, in cui in città si esibì una pattuglia internazionale composta da Bob Dylan, Mark Knopfler, Neil Young & Crazy Horse, Black Crowes e Alanis Morissette, bilanciata sul versante tricolore da Pino Daniele, Elisa, Piero Pelù, Francesco De Gregori, Franco Battiato. Ma fiorivano anche una serie di ulteriori appuntamenti musicali, minori solo sulla carta, espressione di organizzazioni locali oppure underground, come si diceva prima che si imponesse un lemma pregnante quale «indie».
Negli ultimi anni, soprattutto nel capoluogo, si sono rimodulati gli spazi deputati ai concerti, sono cambiati orari e modalità di fruizione, sono cresciuti i prezzi dei biglietti in conseguenza della mutazione genetica del mercato musicale (oggi la fonte principale di reddito per cantanti e musicisti sono i live, non più i dischi) ed è scolorita la distinzione un tempo netta tra mainstream e indipendente; eppure, la piazza bresciana si conferma crocevia fertile, dove si incrociano proposte assai diverse tra loro.
I poli
Archiviati, almeno per ora, lo stadio Rigamonti e Piazza Paolo VI, non ancora definitivamente sbocciato il Castello, sono tre i poli consolidatisi attorno a proposte musicali di taglio differente: l’Arena Campo Marte, contenitore per eventi ad alto volume ed elevata affluenza di pubblico; Piazza della Loggia, il cuore pulsante della città, per appuntamenti meno amplificati e magari più glamour; l’Area Feste di Sant’Eufemia, periferica ma facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, per rassegne corpose, concentrate e residenziali.
Se prima si inseguiva il mito dell’inedito, della prima volta per un big internazionale all’ombra del Cidneo, ora si impone una ricerca del nuovo che asseconda un contesto molto più fluido e spinte solo in apparenza contrastanti (la specializzazione convive infatti con il crossover), non necessariamente con l’intenzione di fargli mettere radici, ma senz’altro con la voglia di sperimentare, in linea con legittime aspirazioni cittadine da meta culturale di portata europea.
Simbolo di tali orizzonti è il format Centrale Elettronica, in programma il 27 e 28 giugno a Sant’Eufemia: una prova d’autore da cui ci si aspettano grandi numeri, che grazie alla consolle incendiaria della producer britannica Tita Lau (ma anche ad A-Trak, Goodboys, al bresciano Estremo) potrebbe lasciare tracce importanti e lanciare segnali per il futuro.



