Musica

Paul McCartney torna al passato tra Lennon e la natia Liverpool

L’artista 83enne lancia il singolo «Days we left behind», antipasto del nuovo disco «The Boys of Dungeon Lane», in uscita il 29 maggio
Paul McCartney
Paul McCartney
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Macca c’è. Nostalgico, suadente. Con la voce increspata dagli anni, ma forse per questo più commovente. A 83 anni (ben) suonati, Paul McCartney torna sul proscenio con «Days we left behind», singolo apripista del suo prossimo album, il 18esimo della carriera solista, intitolato «The Boys of Dungeon Lane». Il disco – che verrà pubblicato in vari formati, compreso l’oramai immancabile vinile – uscirà il prossimo 29 maggio. 

Ricordi senza tempo

Che questo nuovo singolo sia un’esaltazione dei bei tempi andati lo conferma lo stesso Paul: «Per me questa canzone è davvero un ricordo – ha raccontato McCrtney –. Il titolo dell’album, “The Boys of Dungeon Lane”, deriva da un verso di questo brano. Stavo proprio pensando a questo, ai giorni che mi sono lasciato alle spalle, e spesso mi chiedo se non stia semplicemente scrivendo del passato, ma poi penso: come si può scrivere di qualcos’altro? Sono solo tanti ricordi di Liverpool. C’è una parte nel mezzo che parla di John e di Forthlin Road, la strada in cui vivevo. Dungeon Lane è lì vicino. Vivevo in un posto chiamato Speke, un quartiere piuttosto popolare. Non avevamo quasi nulla, ma non importava perché le persone erano fantastiche e non ti accorgevi di non possedere molto».

Lennon-McCartney, un sodalizio che ha rivoluzionato la storia della musica
Lennon-McCartney, un sodalizio che ha rivoluzionato la storia della musica

Musicalmente il brano incarna in modo piuttosto evidente quello stile che ha fatto di Macca un maestro delle ballate, che sembrano fluire dalla sua penna senza sforzo apparente. Ma è nelle pieghe del testo che si scorge l’ombra di un artista che si sente, in qualche modo, ancora debitore di quegli anni formativi che hanno preceduto la gloria imperitura assicuratagli dai Beatles, un band che gli ha assicurato un posto nell’Olimpo del rock, ma che ha lasciato che aveva solo 28 anni.

Da allora il cammino non si è mai fermato, ma non è un delitto dire che la furiosa creatività degli esordi (stiamo parlando dell’artista che, nel giro di un paio di anni, è riuscito a passare da «Here there and everywhere» ad «Helter Skelter») ha lasciato il posto ad uno stile un po’ di maniera, ma capace di regalare ancora canzoni irraggiungibili ai più.

L’album numero 18

Se «Days we left behind» è un gustoso antipasto, è chiaro che il nuovo disco rappresenti il piatto forte per la primavera-estate. «The Boys of Dungeon Lane» ha visto la luce cinque anni fa, quando Paul ha incontrato il produttore Andrew Watt per una tazza di tè e uno scambio di idee. Mentre strimpellava la chitarra durante l’incontro, Paul si è imbattuto in un accordo che nemmeno lui riusciva a riconoscere. Lavorandoci senza sosta a infine ottenuto una sequenza di tre accordi, che Watt ha suggerito di registrare. 

Da quella sessione è nato il brano di apertura dell'album, «As You Lie There». Incoraggiato dal suo nuovo produttore, Paul ha dato vita al nuovo brano, suonando la maggior parte degli strumenti – proprio nello spirito del suo album di debutto da solista del 1970, «McCartney». È così iniziato il viaggio che ha portato al 18esimo album in studio di Paul.

A causa dei numerosi impegni di Paul, l’album è stato registrato tra una tappa e l’altra di un tour mondiale durato cinque anni, tra Los Angeles e il Sussex. Senza pressioni da parte della casa discografica né scadenze da rispettare, i due hanno potuto realizzare l’album secondo i propri tempi e con piena soddisfazione.

Stilisticamente «The Boys of Dungeon Lane» è eclettico: ci sono il rock nello stile dei Wings, le armonie in stile Beatles, i groove in stile McCartney, un'intimità sobria, una narrazione guidata dalla melodia, canzoni caratterizzate da personaggi distinti ma il filo conduttore è Paul. Terribilmente nostalgico, straordinariamente emozionante. A ricordarci che i giorni che ci siamo lasciati alle spalle, non sono passati invano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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