Un disco d’esordio a 42 anni, realizzato con determinazione e leggerezza di tocco. Si intitola «Giurami», è stato registrato nello studio di Castenedolo di Michele Coratella (che lo ha prodotto), e ne ha scritto parole e musica, oltre ad interpretarlo, Marianna D’Ardes, bresciana con ascendenze pugliesi, che si divide tra una professione da docente di sostegno e l’insegnamento del canto: «Sono sempre stata duale – ci confida sorridendo – e non riesco a fare una cosa sola. Prima studiavo e lavoravo, ora faccio due mestieri».
Tra le dieci tracce di pop d’autore che mescolano autobiografia («Signorina Follower», «Giurami» e soprattutto «Vola», emblema di una voglia di sognare che supera i pregiudizi), ispirazione letteraria («Se potessi»), sentimenti contrastanti («Ciao, come stai») e quotidianità («Corro»), ce ne sono un paio («Scivola», «La mia strada») costruite su duetti made in Brescia, rispettivamente con il travolgente performer Boris Savoldelli e il raffinato cantautore Riccardo Maffoni.
Marianna: un debutto tardivo, ma ha fatto (quasi) tutto da sola…
Ci ho messo un po’, in effetti. Ho cominciato a pensare il disco mentre studiavo al Conservatorio, prima a Trento e poi a Verona: anche in questo caso si trattava di una scelta fatta non presto, a 28 anni, dopo esser passata per diversi lavori. Realizzare un album era il mio sogno nel cassetto, continuamente rinviato per non rubare spazio al resto. Quando sono passata di ruolo nella scuola, ho deciso che dovevo farmi un regalo, completando un percorso avviato nel 2015, con le prime composizioni.
Alcune canzoni hanno una decina d’anni. La rispecchiano tuttora?
Diciamo che se talvolta non rispecchiano in pieno la Marianna di oggi, è comunque bello recuperare la spontaneità di certi comportamenti. In «Signorina Follower», per esempio, racconto la diatriba con una ragazza che ce l’aveva con me: una situazione che ora, acquisita una maggiore razionalità, gestirei diversamente. Ma scrissi la canzone per sfogarmi e ho voluto mantenerla com’era, ricordando gli stati d’animo di un tempo, di quando mi “accendevo” come un cerino.
Nel disco ci sono due ospiti d’eccezione, Savoldelli e Maffoni.
Sono amici. Con Boris in qualità di insegnante ho ripassato il canto jazz, di cui non volevo perdere i fondamentali: «Scivola» è un gioco musicale che intreccia proprio jazz e pop in cerca dell’essenza profonda del canto. Invece «La mia strada» è stata composta a quattro mani con Riccardo, anni fa: io ho pensato a testo e melodia, lui all’armonizzazione.
Tra note blu e canzone popolare ha virato decisamente su quest’ultima?
Lo studio del jazz mi ha aiutato molto, perché l’improvvisazione ti costringe a una velocità di pensiero che altrove non c’è. Ma sono cresciuta, oltre che con il rock, con le grandi voci femminili del pop… Per cantare ed emozionarmi il pop resta impareggiabile.
Porterà in tour il disco?
Per il momento ho inserito alcuni pezzi nelle serate che faccio in trio in giro per la Lombardia (varie a Porto Ceresio, poi a Schilpario, ma il 20 giugno anche alla Festa della Musica di Brescia, ndr). Ma prima o poi conto di coinvolgere anche Savoldelli e Maffoni, magari proprio a Brescia.



