L’Aura celebra i 21 anni di «Okomuki»: «Tanto affetto anche su TikTok»

Ventuno anni fa, la cantautrice bresciana L’Aura si faceva conoscere dal pubblico italiano con «Okumuki», scintillante album d’esordio. Un lavoro che la stessa Laura Abela definisce così: «Il disco di un’introversa che racconta ad altri introversi come sia possibile uscire dal guscio, nonostante la paura di non farcela. Lo fa accogliendoli nel proprio mondo, invitandoli a farne parte, per proteggerli e sostenerli nel loro percorso di scoperta di sé».
L’Aura, ora 41enne, celebrerà il compleanno di «Okumuki» con la prima edizione in vinile dell’album, il prossimo 24 aprile (confezione speciale con doppio ellepì nero da 180 grammi, pubblicata da Sony Music, arricchita da un paio di inediti) e con due concerti evento, al Blue Note di Milano (sempre il 24 aprile) e alla Sala Umberto di Roma (il 30 aprile), in cui sarà affiancata dallo Gnu Quartet. Abbiamo parlato con l’artista, che dal 2017 vive a Milano col marito, il tastierista e produttore cremonese Simone Bertolotti, e con il figlio Leonardo, nato nel 2013.
Laura: aspettavamo un nuovo disco di inediti (l’ultimo, «Il contrario dell’amore», è del 2017), e invece arriva la prima edizione in vinile dell’album d’esordio. Che ha creato ad ogni modo un certo fermento sui social…
Oltre le aspettative, direi. Ho pubblicato un po’ di contenuti in maniera molto easy, e ho avuto riscontri molto positivi, oltre a registrare parecchio affetto, in particolare su TikTok, che è un social fuori dal mio orizzonte. Anche la notizia dei due concerti è stata accolta benissimo. Sono due cose diverse, che vanno a braccetto: a collegarle è il fatto che lo Gnu Quartet (una band che ho voluto con me sul palco a tutti i costi), hanno anche inciso nuove versioni di «Irraggiungibile» e «Today», inserite nel doppio vinile.
Il disco suona ancora fresco, nonostante racconti (anche) di un mondo in cui la «musica si costruiva insieme, in presa diretta» e canti di «un tempo perduto in cui fantasia e sogni erano mezzi per comprendere meglio la realtà»…
Il lavoro di ristrutturazione del master ha ulteriormente migliorato il sonoro. Era un album realizzato in uno studio di registrazione tradizionale, con il banco, e tutto era analogico. Da un lato abbiamo mantenuto il suono caratteristico dell’epoca, ma ora emergono tutte le sfumature che volevamo fin dal principio e che un po’ erano andate perse.
Saranno rivisti anche gli arrangiamenti del live?
Sì, e pure in questo ambito gli Gnu stanno facendo un lavoro straordinario, tuttora in corso. La trascrizione sarebbe stata comunque necessaria, perché erano stampati solo su carta, come usava all’epoca. Nel frattempo è cambiata anche la mia voce: ero un’adolescente, o poco più, con pregi e difetti dell’età, mentre ora canto su tonalità diverse, e ho una vocalità più matura.
Cosa c’è nel suo futuro?
Vedo concerti, concerti, concerti…ho una gran voglia di suonare! Ai tempi di «Okumuki», la credibilità di un’artista si costruiva soprattutto dal vivo. Nel frattempo, il mercato discografico è cambiato tantissimo, ma io sono rimasta legata a quell’idea.
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