Festival pianistico: la maturità e l’eleganza di Liu diretta da Orizio

La pianista cinese si è esibita al Teatro Grande con la Sinfonia Varsovia: era già stata in città per il Primo Concerto di Chopin durante il Concorso Arturo Benedetti Michelangeli del 2023
Marco Bizzarini
L'orchestra Varsovia con Sophia Liu e il maestro Pier Carlo Orizio al Teatro Grande
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L'orchestra Varsovia con Sophia Liu e il maestro Pier Carlo Orizio al Teatro Grande

Un programma costruito sull’idea di memoria e trasformazione – dall’intensità dolente di Penderecki fino all’energia liberatoria della Seconda Sinfonia di Beethoven – è stato proposto questa sera al teatro Grande dall’orchestra Sinfonia Varsovia diretta da Pier Carlo Orizio. Ad attirare l’attenzione era soprattutto la presenza della diciassettenne pianista canadese di origine cinese Sophia Liu, già ascoltata in città, con un’ottima impressione, nel Primo Concerto di Chopin durante il Concorso Arturo Benedetti Michelangeli del 2023, ora impegnata nel Secondo Concerto op. 21.

Anche in quest’occasione l’impatto è stato notevole: attacco pianistico volutamente introspettivo (anziché estroverso come nella maggior parte delle interpretazioni), rubato sensibile e personale nel secondo tema, fraseggio rifinito. Nel Larghetto la pianista ha trovato un tono raccolto e cantabile, con un maturo controllo delle dinamiche specialmente nella ripresa e nel dialogo con il fagotto. Elegante il Finale che non si è limitato a trasformare la scrittura chopiniana in un puro virtuosismo spettacolare. Orizio ha accompagnato la solista con esperienza ed efficaci idee musicali. Come bis, Sophia Liu ha proposto la brillantissima «Soirée de Vienne» di Alfred Grünfeld, una fantasia sul «Fledermaus» di Johann Strauss. Applausi e ripetute chiamate.

La serata si era aperta con la Ciaccona per archi di Penderecki, pagina di forte intensità elegiaca tratta dal Requiem Polacco e dedicata alla memoria di Giovanni Paolo II. La Sinfonia Varsovia ne ha restituito il carattere severo e meditativo. Interessante anche l’esecuzione di «Orient & Occident» di Arvo Pärt, pagina meno frequentata del compositore estone ma ricca di suggestioni spirituali. Gli archi della compagine polacca hanno evidenziato la densità quasi liturgica della scrittura, sospesa tra immobilità contemplativa e tensione interna. A chiudere il concerto, stavolta a pieno organico, la Seconda Sinfonia di Beethoven affrontata con energia e chiarezza formale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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