Musica

Festival pianistico, Federico Colli eseguirà nove sonate di Scarlatti

Andrea Faini
Il bresciano si esibirà domani, mercoledì 30, al Teatro Grande: sarà protagonista di un programma dove dominano le suggestioni iberiche, anche se mediate da compositori di altre origini
Il pianista bresciano Federico Colli - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Il pianista bresciano Federico Colli - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
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«Sebbene abbia sempre amato la Spagna e la sua cultura, non ne avevo mai esplorato la musica. Il Festival pianistico me ne ha dato l’opportunità e ho scoperto un repertorio affascinante, che trattiene gli elementi identitari di questa terra: la passionalità, la fierezza, ma anche il contrasto, la tensione tra gli opposti».

Le «Noches de España», tema del 62° Festival in programma anche quest’anno al Grande e al Donizetti, hanno stregato Federico Colli, protagonista del concerto in programma domani, mercoledì, alle 20 al Teatro Grande. Il pianista bresciano sarà interprete di un programma in cui figurano due soli autori spagnoli, Antonio Soler e Isaac Albéniz, ma dominano le suggestioni iberiche, anche se mediate da compositori di altre origini.

Sin dalla giovinezza

Tra questi, spicca il nome di Domenico Scarlatti, del quale Colli eseguirà nove sonate: «È un autore che accompagna il mio percorso musicale sin dalla giovinezza, un maestro conteso: noi lo consideriamo un italiano che seppe trapiantare la nostra tradizione in terra spagnola, gli spagnoli lo sentono come un “loro” musicista. Io credo sia stato tra i primi europeisti, portatore di una visione cosmopolita che supera i recinti delle scuole nazionali».

Un sentire comune che non riguarda solo Scarlatti, ma altri compositori dell’epoca, come Françoise Couperin – di cui Colli eseguirà «Les Folies françoises» – e Antonio Soler: «Questi autori incarnano l’idea autentica di barocco che noi abbiamo per lo più smarrito. Ricordo che Moscheles definiva Beethoven barocco, ossia refrattario alle regole... il barocco non è rigore e severità, è bizzarria, meraviglia, artificio dell’esagerazione e persino kitsch».

Tre autori

La parte conclusiva del recital pianistico sarà dedicata a tre autori vicini cronologicamente, ma anche con identità ben definite: di Albeniz si ascolteranno due pagine dalla Suite Española, di Debussy «La soirée dans Grenade» e di Ravel «Le Tombeau de Couperin». Quali le similitudini e le differenze tra loro?

«Sono compositori che hanno in comune la capacità di evocare sulla tastiera atmosfere e suggestioni senza essere didascalici, ma lo fanno in modo molto diverso tra loro: Albéniz e Debussy sono più “sinceri”, offrono richiami diretti al folclore iberico, mentre Ravel è un geniale falsario, si nasconde dietro artifici e ingranaggi di precisione, obbligando l’interprete a servire fedelmente le sue visioni immaginifiche. Per questo, Ravel è davvero un autore neobarocco, che adopera tecnica, giochi e malizia per avvincere l’ascoltatore».

Altri pensieri

A trent’anni dalla morte, per un pianista bresciano è impossibile non rivolgere un pensiero ad Arturo Benedetti Michelangeli. «Per me è sempre stato un riferimento, un rifugio al quale tornare. Ma viaggiando per il mondo ho scoperto che per tutti i pianisti lo è: forse se noi bresciani riuscissimo ad acquisire questa visione internazionale della sua figura, ne coglieremmo davvero la reale grandezza» suggerisce Colli.

L’ultimo pensiero è per i prossimi impegni. «In sala di registrazione, a fine anno, inciderò i due concerti e una sonata di Shostakovich, mentre nel 2026 inizierò un nuovo progetto, molto ambizioso, che durerà sei anni, di cui per ora non posso dire nulla. Venendo al palcoscenico, dal 2024 ho cominciato a dedicarmi alla direzione dell’orchestra al pianoforte, e intendo proseguire in questo impegno. Il prossimo anno, infine, studierò il primo concerto di Martucci, il «Brahms italiano», un pezzo assai impegnativo che non vedo l’ora di affrontare».

I biglietti per il concerto sono in vendita su Vivaticket e alla biglietteria del Teatro Grande.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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