Cultura

Federico Colli: «Conta solo presentare musica con scrupolo totale»

Il pianista bresciano torna a girare il mondo dopo il successo del suo album cameristico mozartiano
Il pianista bresciano Federico Colli © www.giornaledibrescia.it
Il pianista bresciano Federico Colli © www.giornaledibrescia.it
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Esploratore curioso, Federico Colli non disdegna sedi concertistiche insolite e decentrate, oltre ai luoghi più famosi e celebrati. Pianista in fuga, affamato di vita e di bellezza: fiuta, brama e accarezza la musica, poi giunge le mani e ce la restituisce sincera e palpitante come una preghiera. In novembre tiene numerosi concerti per piano e orchestra: Belfast (Irlanda del Nord, con la Ulster Orchestra), Reading e Guildford (Inghilterra, Royal Philharmonic Orchestra), Bologna (Orchestra del Teatro Comunale di Bologna), Milano (I Pomeriggi Musicali), in dicembre è a Glasgow (Scozia, Bbc Scottish Symphony Orchestra), Solingen e Remscheid (Germania, Bergische Symphoniker). Il suo ultimo cd cameristico mozartiano, da poco pubblicato, è stato al primo posto nella classifica britannica per alcune settimane.

In tour

«Ma il concetto di “periferia” è piuttosto ambiguo - precisa Colli –, un’idea più italiana che nord–europea. Oculate strategie di mercato suggeriscono di dedicarsi a nuclei nevralgici e insieme a zone limitrofe, a capitali intraprendenti e, ugualmente, a vivaci fucine di cultura situate in piccole città. Ho trovato un pubblico attento ed entusiasta anche in località lontane dalle metropoli. Ciò che conta è presentare grande musica vissuta con scrupolo totale. A fine gennaio suonerò a Londra (dove puoi trovare nella stessa giornata dieci concerti insieme); poi, nei primi mesi del 2024, volo a Dubai, Berlino, Praga, Monaco, in Spagna e in Canada».

Come sceglie gli autori del récital? Vi sono sue elezioni?

Per una serie di circostanze fortuite, i miei prossimi concerti fino a marzo sono con orchestra; si è creato un variopinto medaglione di compositori che mi rappresentano molto: Mozart, Rachmaninov, Schumann, Shostakovich. Amo studiare un nuovo programma l’anno, che eseguo quello dopo. Nel repertorio con orchestra gli attori in gioco sono più di uno: solista, direttore, orchestra, direttore artistico, quindi le scelte vanno condivise; nel repertorio solistico c’è molta più libertà. Sto presentando “Musica ricercata” di György Ligeti. Nel mozartiano “Concerto n. 21 K 467” mancano le cadenze originali e nessuna fra quelle esistenti mi persuadeva, così ho chiesto a un mio carissimo amico, il compositore bresciano Alberto Bonera, di scriverle ex novo: il risultato mi ha pienamente convinto. La scrittura è moderna, intrigante, efficace, brillante. Le presento prossimamente a Belfast, Düsseldorf e Katowice.

Il ultimo cd mozartiano è stato un grande successo…

Il disco è la fotografia di una fase d’un percorso. È diventato un prodotto di nicchia e va reinventato. Però l’artista può specchiarsi. Lo studio di registrazione è un luogo di innovazioni; vi regnano calma, tranquillità, la possibilità di ripetere, ascoltarsi, sperimentare, sviscerare, dialogare con le proprie idee; la musica ha tempo di lievitare. La discografia ha molto da dire in termini di visioni, immaginazione, nuove luci, inedite sfaccettature. A dicembre incido per Chandos i due Concerti di Shostakovich con la Bbc Symphony Orchestra. 

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