Festival pianistico, il maestro Aimard: «Un concerto con la mano sinistra»

La Spagna è il tema centrale del concerto inaugurale dell’evento, giunto alla 62esima edizione. Inizio alle ore 20 stasera, lunedì 28 aprile, al Teatro Grande di Brescia
Marco Bizzarini
Il pianista Pierre-Laurent Aimard - © www.giornaledibrescia.it
Il pianista Pierre-Laurent Aimard - © www.giornaledibrescia.it

La Spagna, così come la immaginavano musicalmente Ravel e Rimsky-Korsakov, è al centro del concerto inaugurale del 62° Festival pianistico di Brescia e Bergamo con tema «Noches de España». Stasera al Grande, con inizio alle 20, si ascolterà la Filarmonica Slovena diretta da Kakhi Solomnishvili con la partecipazione del celebre pianista francese Pierre-Laurent Aimard: in programma la Rapsodia spagnola e il Concerto per la mano sinistra di Ravel, seguiti dal coloratissimo Capriccio spagnolo di Rimsky-Korsakov. Gran finale con l’irresistibile Boléro di Ravel.

Ci sarà spazio anche per un ricordo di Arturo Benedetti Michelangeli nel trentennale della scomparsa, con la Berceuse di Chopin registrata a Torino nel 1962 e riproposta «dal vivo» grazie alla tecnologia del pianoforte riproduttore Steinway Spirio. Pezzo forte della serata, oltre al Boléro, sarà il Concerto in Re per pianoforte di Ravel, di rara esecuzione per le proibitive sfide poste al solista.

«La difficoltà principale del pezzo – spiega il maestro Aimard – è anzitutto quella di creare l’illusione di una scrittura a due mani quando in realtà è impegnata una sola, la sinistra, che in genere è anche la meno "abile". Occorre per esempio cantare una delicata melodia con il pollice della mano sinistra, ma avvolgendola in un velo di suoni diafani eseguiti dalle altre dita della stessa mano».

Che cosa la colpisce di più nella strumentazione di Ravel e come trova l’equilibrio tra pianoforte e orchestra?

La caratteristica più evidente di questo concerto è la sua cupezza che si riflette anche nell’orchestrazione. Inizia infatti con un accompagnamento dei contrabbassi e un solo di controfagotto. Se si utilizzano strumenti storici l’equilibrio fra pianoforte e orchestra risulta molto naturale, mentre con quelli moderni il peso degli ottoni può diventare problematico, così come la carenza di armonici negli odierni pianoforti da concerto».

Lei è un interprete assai noto anche per il suo impegno nella musica contemporanea: in che modo questa esperienza può influenzare l’interpretazione di Ravel?

Mi interessa sempre l’attualità di un’opera, qualunque essa sia; per questo la musica contemporanea mi ha da sempre attratto. Nel caso del concerto per mano sinistra, lo trovo particolarmente significativo per noi oggi, dato che l’attuale clima politico ed economico non è troppo dissimile, purtroppo, da quello dei primi anni Trenta del Novecento quando questo pezzo fu composto.

Quali progetti ha in programma nei prossimi mesi?

Quest’anno onorerò il centenario di Pierre Boulez eseguendo la sua musica in 24 concerti. Uscirà anche la mia incisione di «Játékok» («Giochi») di Kurtág, realizzata sotto il suo diretto controllo artistico e pensata come un vibrante omaggio alla sua maestria. Inoltre, terrò a battesimo a Berlino, Londra e Washington l’ultima composizione per pianoforte a quattro mani di George Benjamin, in duo con il compositore».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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