Musica

Auroro è tornato e si racconta: «Così si romanticizzano i 40 anni»

Il cantante, performer e podcaster (tra le altre cose) Auroro Borealo suonerà ai Magazzini Generali di Milano il 12 marzo: a febbraio escono il nuovo singolo e il nuovo disco, che ci svela in anteprima
Auroro Borealo, in uscita il nuovo album
Auroro Borealo, in uscita il nuovo album
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Il suo «Libro brutto dei libri brutti» è un po’ come «Il libro mostro dei mostri» di Harry Potter: un meta-libro del più grande collezionista di libri brutti d’Italia. Perché Auroro Borealo è questo, ma anche tanto altro. Attore, content creator, discografico, podcaster… E poi cantautore (bresciano): lo era alle origini della sua surreale carriera e lo è nuovamente oggi. Il 2 febbraio esce (dappertutto tranne che su Spotify) il nuovo singolo «Scenderò», che eseguirà dal vivo il 12 marzo insieme ai suoi vecchi successi nel concerto ai Magazzini Generali di Milano. Lo aveva annunciato ancora quando non aveva in tasca il nuovo album: si chiamava «Il concerto del nuovo disco (che non ho ancora scritto)». Ora quel disco esiste: uscirà a metà febbraio e in questa intervista ci svela il titolo.

Cercando su Google le prime ricerche sono: «fidanzata, libri brutti, canzoni, X Factor, trentenni pelati, Cologno Lord, live, YouTube». Ti ci ritrovi?

Sì. Abbastanza accurato e schizofrenico. Ho capito che quello che faccio, per chi mi guarda, può sembrare così: faccio cose così diverse che è difficile inquadrarmi. Non sono un cantante quasi per niente: uso la musica per parlare di altre cose. Ho il progetto sui libri brutti, quello sui dischi brutti, l’etichetta discografica… Ci sta che uno mi cerchi per mille motivi.

A proposito di «Trentenni pelati», i trentenni erano uno dei temi centrali. Ma ora Auroro (classe 1984) e molti dei suoi ascoltatori hanno superato i 30 anni: come si romanticizzano i 40?

Premessa bresciana: «Trentenni pelati» è una leggendaria scritta che un genio aveva vergato su un muro andando verso piazzale Arnaldo, con una freccia. Mi aveva colpito perché, anche se chi frequenta quella zona fa parte di un mondo lontano da me (quello dei fighetti), empatizzai sia sul «trentenni» che sul «pelati». Come si romanticizzano i 40? Raccontando un nuovo tipo di disagio: il fatto che viviamo in un’epoca in cui sempre meno cose ci soddisfano. I trentenni del decennio scorso erano quelli del «Netflix and chill», ora anche quello fa schifo. Non ci è rimasto nulla, solo lavoro e stress. Potremmo romanticizzare quest’età parlando della necessità di stringersi intorno agli affetti e di empatizzare. Sono cose che mancano.

Auroro Borealo ha annunciato il nuovo singolo, Scenderò
Auroro Borealo ha annunciato il nuovo singolo, Scenderò

Parlando di cose brutte (libri brutti, dischi brutti...): in un’epoca che estetizza tutto, esiste ancora qualcosa di davvero brutto o è diventato tutto recuperabile e considerabile bello, a suo modo?

L’estetica del brutto oggi è una moda, ma, anche in virtù della ricerca che faccio da vent’anni, è una tendenza che mi fa piacere riscontrare. Detto questo, partendo dal presupposto che bello e brutto siano soggettivi, per far sì che non diventi una mera posa bisogna parlare non di bello o brutto, ma di rilevante. Quando c’è dietro una storia da raccontare, allora quella cosa diventa rilevante. Anche nelle mie ricerche, quando faccio divulgazione attorno alle mie collezioni, cerco di non dare giudizi, quanto piuttosto di raccontare una storia che nessuno racconterebbe. Viviamo in un momento storico in cui vogliamo intrattenimento. Se una storia vale la pena di essere raccontata, è bella proprio perché è così rilevante da poter essere raccontata.

L’ironia è il tuo principale filtro. È ancora l’atteggiamento narrativo che preferisci?

Prendendo il grande esempio di giganti come Enzo Jannacci o Gianfranco Manfredi, che è mancato nel 2025, per me l’ironia è il modo più elegante per dire cose pesanti con il sorriso. L’unico modo che mi fa sentire a mio agio. L’ironia è una via di mezzo per dire quello che voglio senza prendermi troppo sul serio.

Il 2 febbraio esce il nuovo singolo: cosa aspettarsi?

Una canzone musicalmente leggera, il testo idem. E siccome nessuno fa più caso ai testi, io sono felice perché posso dire quello che voglio.

Il cantante e performer Auroro Borealo
Il cantante e performer Auroro Borealo

È il preludio a un nuovo album?

Sì, uscirà a metà febbraio, appena prima di Sanremo. Il singolo fa parte di un album che si intitola «Adesso canta Auroro Borealo». Sono tre anni che non esco con musica nuova, ho fatto tantissime altre cose. Anche perché da indipendente – surfando sulle onde basse come faccio io – non c’è bisogno di uscire con un disco all’anno. Quest’estate ho sentito l’urgenza di farlo. È accaduto dopo un concerto gratuito a Milano: «Zero Euroro», contro il carovita. Vedendo le 1200 prenotazioni ho capito che era il momento buono. Lì, di fronte al mio pubblico, ho annunciato il grande concerto ai Magazzini di marzo: «Il concerto del nuovo disco (che non ho ancora scritto)». È stato anche uno stimolo per me, per farlo davvero. Peraltro questo è un album 100% bresciano, prodotto da Greg Dalla Voce, registrato allo studio di registrazione Monolith di Andrea Ragnoli e Michele Marelli a Montirone e con l’ingegneria del suono di Braz, Nicolò Brattoli. E quasi la totalità del disco è stata suonata da un mito bresciano: Carlo Poddighe, ora famoso perché suona da «one man band» con batteria e chitarra. Lui, genietto, ci ha aiutati a prendere la nostra visione e a concretizzarla. Sia la produzione di Greg sia il suono di Poddighe ci hanno fatto fare passi avanti rispetto agli album precedenti. Un po’ per caso, ma è stato bello tenere tutti in famiglia e tutti a Brescia.

Il 12 marzo sarai ai Magazzini Generali a Milano. Scaletta di brani nuovi o tuffo nel passato?

Sicuramente suonerò tutti i pezzi del nuovo disco (sono otto canzoni), ma anche per mio piacere faremo sicuramente i brani dei dischi vecchi. Anche perché se non faccio «Gli occhi del mio ex» si arrabbiano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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