Andy Fumagalli al festival «Cronache Disorganiche» tra arte e AI

È l’ora di «Cronache Disorganiche», progetto costruito sull’asse Laba-Mita, ovvero l’Accademia di Belle Arti e il Museo Internazionale del Tappeto Antico, separati fisicamente dalla sola via Privata De Vitalis, a Brescia.
Il festival, concentrato nella giornata di oggi 22 aprile (a partire dalle 14), integra una serie di “incroci creativi” tra arte, intelligenza artificiale e sperimentazione audiovisiva, con gli appuntamenti ospitati a turno nei due poli, e culmina alle 20 nel live di NDGN, duo musicale che unisce Andy Fumagalli dei Bluvertigo (una delle più geniali band italiane a cavallo del secolo, mix singolare di new wave, synth pop, art rock, elettronica e scrittura concettuale) ed Eugene (al secolo Eugenio Valente). Abbiamo sentito uno dei protagonisti.
Andy, quale sarà il vostro contributo a «Cronache Disorganiche»?
È un appuntamento che strizza l’occhio all’AI per quel che riguarda le nuove prospettive, cosa che da subito mi è parsa interessante. All’interno di questo contenitore avveniristico, noi siamo forse quelli un po’ “alla vecchia”. Presenteremo il nostro concerto, ed emergerà anche il nostro atteggiamento nei confronti delle macchine, attraverso un repertorio di canzoni inedite o attinte dai nostri autori preferiti.
Qual è il suo approccio personale all’intelligenza artificiale?
Lo stesso che ho tenuto nei confronti del digitale, quindi di curiosità, perché sono naturalmente predisposto all’ascolto, oltre che alla sperimentazione. Senza dimenticare le basi imparate in epoche precedenti, con strumenti differenti: come non è una reflex a fare il fotografo ma saper usare un esposimetro aiuta, allo stesso modo credo che applicare il cumulo di cose che hai imparato analogicamente alle nuove tecnologie ti permetta di ottenere risultati a volte sorprendenti. Un po’ come usare il plug-in del mio Juno 60, vecchio sintetizzatore dell’82 a cui non rinuncio... Ne hanno anche fatto una versione finta: non è la stessa cosa, ovviamente, ma se sai dove mettere le mani, succede che la comodità di oggi maneggiata con il “savoir faire” di ieri produca risultati diversi, alzando la qualità. Questo momento di grande caos, dove si possono mischiare i colori della tavolozza, genera opportunità.
Ha utilizzato l’AI per comporre?
Ho fatto dei tentativi soprattutto sull’interazione di suoni e immagini: fornisci informazioni composite, e la macchina elabora delle possibilità davvero inconsuete, intriganti. Invece succede - l’ho visto fare - che uno dica «Suno (una piattaforma di AI, ndr), scrivimi una canzone!» e arrivino risultati assurdi, ai quali molti non sono preparati. Ho sovente utilizzato la Scape di Brian Eno (un’app ideata dal musicista inglese insieme a Peter Chilvers, ndr) per creare la mia ambient, ma solo come punto di partenza: aldilà del probabile Far West sul piano del copyright, non mi interessa un processo creativo nel quale non mi sento protagonista.
Il sodalizio con Eugene è rodato…
È nato qualche anno fa, mettendo i primi brani (un paio di cover di Battiato) su Bandcamp. Interagisco con un produttore e artista appassionato, profondo conoscitore della musica, che io considero un fenomeno. Vivevo un momento di grande crisi, Eugene ha riacceso la mia voglia di suonare, dandomi la carica per ripartire.
Nei giorni scorsi, all’Alcatraz di Milano c’è stata la reunion dei Bluvertigo, con Morgan, Carnevale e Magnini. C’è un futuro, per la band?
È stato molto bello e, rispetto a eventi simili in altri contesti, quando la formula era occasionale, stavolta c’è stato un lavoro a monte: sul concetto di “essere umani” abbiamo costruito una scenografia apposita, i visual, una produzione curata, ristudiando ciò che facevamo un tempo. Il futuro è per ora nelle dieci date di un mini-tour estivo. Potrebbero darci la spinta per rimetterci a lavorare insieme e scrivere cose nuove.
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