Disgrazie millennial e temi delle medie: applausi per Pierluca Mariti

Con il comico «Piuttosto che» al Teatro Clerici di Brescia due ore di risate fortissime: al centro l’autoironia personale e generazionale
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

Il comico Pierluca Mariti - Foto Laila Pozzo
Il comico Pierluca Mariti - Foto Laila Pozzo

È partito descrivendo Brescia come Detroit con i pandini che sfondano vetrine per arrivare a raccontare in prima persona i millennial che non riescono a dire di no perché generazione di «people pleaser». Pierluca Mariti è arrivato a Brescia con «Grazie per la domanda», la sua seconda prova sul palco dopo «Ho fatto il classico».

«Grazie per la domanda»

Il comico e content creator si è esibito venerdì al Teatro Clerici con una lunga stand up comedy delle più classiche, che dopo la tournée italiana porterà anche in alcune città europee. Due ore di mal di pancia e trucco che cola per le lacrime agli occhi, senza girarci intorno: Mariti tiene benissimo il palco – senza alcuna scenografia se non luci ben studiate – puntando sull’autoironia personale e generazionale.

Qualche rappresentante della generazione Z in sala c’era, e anche loro hanno riso delle disgrazie dei trentenni educati da genitori cresciuti durante il boom economico. L’argomento non è nuovo nell’ambiente comedy, ma Pierluca Mariti ha un modo tutto suo di affrontarlo, anche riportando a galla il passato con testimonianze documentali dirette: i temi di elementari, medie e liceo.

L’infanzia nei temi

Tra le righe si leggono l’infanzia negli anni Novanta tra tamagotchi e primi computer, l’adolescenza post 11 settembre e la giovinezza nei primi anni Duemila (non a caso il jingle d’ingresso era «Crazy» di Britney Spears). I finali degli elaborati del giovane Pierluca – ruffiani, da secchione, sempre esilaranti – sono per certi versi fatali e pure premonitori. Come quello del tema su «Noi e il computer, o meglio: il computer e noi». Scritto intorno al 2005, negli anni di Messenger e delle prime emoji fatte solo di punteggiatura, recita più o meno così: «Se andiamo avanti in questo modo, rischiamo di diventare tutti un file. O peggio, un nickname». Proprio lui, che il mondo di Internet non conosce come Pierluca: lui per follower e fan è Piuttosto Che. Il suo nickname, per l’appunto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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