Quasi una vita. Slogan dello Strega che festeggia gli 80 anni, ma pure l’inevitabile sensazione a fronte di una diretta televisiva che inizia alle 23 e proclama vincitore Michele Mari, col suo «I convitati di pietra» (Einaudi), oltre l’ora di Cenerentola.
Lo spoglio
Allo spoglio in piazza del Campidoglio, presieduto dal vincitore uscente Andrea Bajani, il primo voto è però per «La sonnambula» di Bianca Pitzorno, mentre nei primi dieci nomi letti ad alta voce non risuona quello di Mari, dato nei pronostici sempre come favorito.
Ma che, da favorito, si prende con preponderanza scena e lavagna nera man mano lo spoglio procede fra gli intermezzi istituzionali che non includono Alessandro Giuli. Il ministro, infatti, si limita a un cenno del capo dalla prima fila e nulla più. Chissà temendo una gaffe alla maniera del suo predecessore Sangiuliano che, nel 2023, ammise di aver votato senza aver letto una sola pagina.
Il podio
Alla metà dello spoglio Mari doppia l’antagonista Teresa Ciabatti («Donnaregina»), sempre tallonato da Matteo Nucci («Platone. Una storia d’amore»), mentre scolora l’illusione di una vittoria dell’outsider Bianca Pitzorno che, come promesso, è presente al gala romano nonostante gli acciacchi. Non riesce quindi del tutto il suo tentativo di affrancarsi dall’etichetta di scrittrice di libri per l’infanzia, con un romanzo (edito da Bompiani) che ha scalato le classifiche di vendita pur non essendo fra i suoi più riusciti. Il terzo posto finale della scrittrice sarda con 84 voti è comunque la sorpresa di questa edizione. Niente da fare per Nucci, che chiude secondo a quota 150 preferenze col suo Platone costruttore di Polis felici che non Strega i giurati.
Polemiche e consacrazione
Non è invece inaspettata la consacrazione di Michele Mari, che si aggiudica il premio coi 190 voti ottenuti dai suoi convitati. Sono rimaste relegate a chiacchiera le polemiche divampate nei giorni scorsi per un infelicissimo – poi ritrattato – commento su Michela Murgia denunciato dalla collega Ciabatti. Ha vinto quindi l’art pour l’art, come aveva statuito Fondazione Bellonci che, a fronte di richieste di esclusione dello scrittore dal premio, nei giorni caldi dei botta e risposta aveva richiamato al regolamento che separa l’opera dal suo autore. Una decisione che forse si porterà un seguito di polemiche social, ma che è stata rivendicata con fermezza dalla giuria degli Amici della Domenica.
Nonostante da più parti, nei salotti letterari e non, il romanzo di Mari, sia stato etichettato più come una piacevole lettura che un capolavoro della letteratura. Ne è forse in diretta conferma il fatto che «I convitati di pietra» abbia fatto breccia anche nel cuore della GenZ, con la giuria young che a maggio gli aveva assegnato lo Strega Giovani. Un riconoscimento «spiazzante» per stessa ammissione dello scrittore «incapace fisiologicamente di sorridere» (sempre per sua stessa ammissione) ma capace di trasformare in romanzo le affabulazioni mentali che lui e i compagni di classe avevano condiviso dopo la Maturità classica al Bachelet. L’ha definita «un’esperienza ubriacante» – la scrittura del libro, ma chissà anche la fine degli studi – ma non ne ha negato la soddisfazione. Come non potrà negarsi adesso dall’offrire la cena reclamata, nel caso di vittoria, dagli ex compagni della 3A. Che, nella realtà, sono tutti vivi e vegeti.



