Cultura

Le terzine dantesche «Sul Lastrico»: il presente tra ironia e aulicità

Giulia Camilla Bassi
Tre serate bresciane, già tutte esaurite, per l’attore famoso in televisione per Don Matteo e Lol, Maurizio Lastrico: l’intervista
Maurizio Lastrico
Maurizio Lastrico
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L’attore e comico genovese Maurizio Lastrico arriva a Brescia con il suo nuovo spettacolo «Sul Lastrico», lo show che dal titolo è già dichiarazione d’intenti: un viaggio personale e artistico in equilibrio tra ironia e intensità, dove la metrica diventa ritmo comico e strumento per raccontare l’essere umano. Lastrico, diventato popolare grazie agli endecasillabi danteschi di Zelig e oggi volto amatissimo tra teatro, cinema e serie tv – da «Don Matteo» a «Lol», fino alla recente serie Netflix «Maschi veri» e a «Call my agent» – torna sul palco con un monologo che intreccia vita e carriera, comicità fisica ed esercizi di stile, passione e contemporaneità.

Un piccolo tour in tre appuntamenti tra Brescia e provincia: domani alle 20.45 debutterà al Teatro Odeon di Lumezzane, giovedì alle 20.30 sarà invece in replica al Teatro delle Ali di Breno e venerdì alle 20.45 approderà in città al Teatro Santa Giulia. Per tutte le serate i posti sono esauriti, con lista d’attesa attiva la sera stessa per eventuali disponibilità. L’abbiamo incontrato alla vigilia di questo atteso debutto.

Che pensa di questa mini-residenza di tre date consecutive tra Brescia e provincia?

Sono contento di fare tre spettacoli così ravvicinati nel bresciano, perché mi dà la possibilità di fare tante cose nuove e di avere un po’ di continuità. Credo di poter utilizzare queste date per crescere ancora. Ho fatto l’allestimento a Genova per Capodanno e ho scritto anche delle cose nuove: assemblare tutto in queste serate sarà fantastico. Poi posso dormire a Brescia e godermi la città, avere una specie di routine del teatro, che invece spesso è fatta di trasferte veloci. Avere tutto il ritmo della giornata per arrivare alla sera con delle scemate nuove da dire mi affascina.

Le terzine dantesche sono diventate un suo segno distintivo. Cosa le ha insegnato Dante sul teatro?

Dante ci insegna la metrica, la scelta delle parole, le immagini… Tutte cose che nella testa del pubblico si espandono e diventano gigantesche. C’è proprio qualcosa di atavico in noi, nel saper ascoltare queste storie. Mi ha insegnato tanto anche sulla recitazione. Lo studiavamo a scuola di teatro proprio per appropriarci di quel linguaggio che è così distante da noi, fatto di immagini inventate, di parole desuete. Però, quando si coglie bene il suo pensiero, tutto fila liscio. Per me, poi, è stato un gioco raccontare i punkabbestia, il dentista e altri personaggi con quel linguaggio aulico ed epico: il contrasto tra le due cose, ancora oggi, a teatro funziona. Quindi sono contento di aver intercettato un classico.

Negli ultimi anni è passato dal teatro al cinema. Questa moltiplicazione di linguaggi e piattaforme l’ha cambiata?

Affrontare una moltitudine di linguaggi e piattaforme mi sta spingendo verso la ricerca di un’efficacia paragonabile a quella del teatro anche nel cinema e nelle altre situazioni. Per questo ho cercato di collaborare con sceneggiatori, per alzare il livello comico o la precisione della narrazione, e per arrivare più pronto sul set. La ricerca è quella di essere in più situazioni con la maggiore incisività possibile e che la mia carriera sia un po’ la somma di queste cose. Cosa è cambiato? Ho molto meno tempo libero, mi mancano tanto casa e gli amici, quello senz’altro. Però, dall’altra parte, mi fa anche tanto divertire e sicuramente non mi annoio mai.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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