Lidia Ottelli: «Il successo del romance? Il lieto fine piace a tutti»

Non più relegato agli scaffali «rosa», il romance si è imposto come uno dei grandi fenomeni culturali del nostro tempo. Conquista milioni di lettori di ogni età (+120% di vendite in 5 anni, dal 2019 al 2024), invade i social, anima festival dedicati e accende dibattiti: un universo in continua espansione che mescola passione, intrattenimento e riflessione. Ma qual è il segreto del suo fascino e perché la community che lo circonda è tanto coesa e vibrante? A raccontarcelo è Lidia Ottelli, blogger e autrice di natali bresciani che, con Carmen Bruni, ha dato vita all’«Atlante del romance» (Rizzoli, 22 euro, 180 pagine), una mappa tra storie travolgenti, nuove tendenze e pregiudizi da sfatare, per esplorare il genere letterario forse più amato, e discusso, del momento.
Come nasce l’idea di realizzare un atlante del romance?
«Lo abbiamo pensato – spiega Lidia Ottelli – come guida per chi si affaccia adesso al romance ma anche come strumento per lettrici e lettori esperti, oltre che per autori emergenti. Abbiamo descritto i trope, analizzato generi e sottogeneri e aggiunto consigli pratici. L’idea era creare un manuale accessibile e completo, che raccontasse l’universo del romance in tutte le sue sfumature».
Negli ultimi anni il romance ha conquistato un pubblico sempre più ampio: quali sono le ragioni di questo successo?
«La forza della community. Online e dal vivo si sono create realtà vivacissime: gruppi di lettura che uniscono mamme e figlie, amicizie nate dal condividere passioni, eventi come il Festival del Romance che diventano appuntamenti di incontro e festa. Il romance non è più solo leggere un libro: è entrare in una comunità accogliente e piena di energia».
In un periodo segnato da incertezze, il lieto fine è uno degli ingredienti del successo?
«La fragilità di questi tempi ha portato molti a cercare rifugio in storie che garantiscono un lieto fine. Non è più solo un pubblico femminile a leggere romance: anche gli uomini sono sempre più numerosi. Tutti, in fondo, abbiamo bisogno di un lieto fine che ci faccia respirare e sperare».
Il romance viene ancora definito “letteratura rosa”: quanto pesa oggi questo pregiudizio?
«È un mito duro a morire, ma che si sta sgretolando. Le protagoniste non sono più giovani indifese: oggi sono donne intelligenti, ironiche, a volte goffe, ma autentiche. La loro forza non è nella bellezza, ma nella capacità di affrontare sfide e rivendicare spazio nel mondo. Anche i protagonisti maschili non sono più principi azzurri perfetti: il loro fascino nasce dalla vulnerabilità e dal mettersi in discussione. Nessuno è perfetto, ed è questo a renderli credibili e amati».

Quali sono i pregiudizi più comuni che si incontra quando si parla di romance?
«Il più diffuso è che si tratti di un genere “facile” o “di evasione”. In realtà il romance racconta emozioni universali, indaga i rapporti umani e spesso affronta tematiche attuali. La leggerezza non significa superficialità: significa trovare un linguaggio diretto e sincero per parlare di ciò che muove le persone».
Da sei anni lei è l’organizzatrice del Festival del Romance Italiano, il più grande in Italia per il genere. Che futuro immagina per il romance?
«Dopo la crescita impetuosa degli ultimi anni, il settore sembra avviarsi verso una fase di stabilizzazione, accompagnata però da una continua ricerca e da nuove sperimentazioni. Da un lato ci sono i grandi eventi, come il Festival Romance Italiano, che proprio questo sabato, 27 settembre, approderà a Firenze alla Fortezza da Basso. Dall’altro si moltiplicano le sinergie editoriali: collaboro come consulente alla collana Night&Day di Feltrinelli, che ha esordito a giugno, ed è nata in questi mesi una partnership con Narae, la piattaforma di webnovel lanciata dal Gruppo Mondadori con Bookrepublic che lancerà una ventina di nuove autrici che abbiamo selezionato. È un momento di fermento e di grandi opportunità, soprattutto per chi scrive».
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